«Su Kimi non ho mai avuto dubbi e una delle poche cose che gli dissi, da diversamente giovane quale sono io, è che speravo di essere ancora in questo mondo per vederlo campione del mondo. Lui ha bruciato tutte le tappe e mi ha dato questa grandissima soddisfazione». Giancarlo Minardi è sempre misurato, ma non nasconde la soddisfazione per il giovanissimo campione così come per il vivaio di piloti che la scuola federale Aci sta allevando. «L’ultima settimana nelle prove libere in Messico in pista c’erano anche altri piloti italiani, Leonardo Fornaroli, campione di Formula 3 nel 2024 e campione di Formula 2 nel 2025 che credo diventerà a breve il terzo pilota McLaren. Ma anche Gabriele Minì che si sta facendo strada nell’accademia Alpine. Ma ci sono anche Brando Badoer insieme a Nicola Lacorte in F2, in F3 Matteo de Palo e Niccolò Maccagnani e Jacopo Martinese in F4. Insomma, abbiamo un gruppo estremamente interessante e ci stiamo muovendo bene, è il frutto del lavoro degli ultimi 10 anni e sono onorato di essere il supervisore federale di questa scuola e lavorare gomito a gomito con i nostri istruttori che sanno trasferire bene la loro esperienza a questi giovani. C’è anche un lavoro importante che fanno anche i nostri esperti che supportano la preparazione mentale dei ragazzi e dei genitori che li accompagnano».
Giancarlo Minardi e il regalo di Kimi: “Speravo di vederlo vincere Consigli? Non gli servono”
Per Giancarlo Minardi, quella del ragazzo d’oro bolognese è un’impresa storica, cosa lo ha portato sul tetto del mondo?
«Certamente Kimi Antonelli è stato baciato dalla natura e ha doti che difficilmente si riscontrano se non nei grandissimi campioni. Ovvio che a vent’anni fare quello che ha fatto in una stagione impegnativa come questa è qualcosa di eccezionale. Per la nostra scuola federale Aci è motivo di grande soddisfazione e anche uno stimolo in più per i ragazzi che seguiamo. Stiamo facendo un bel lavoro con i giovani e quando crescono ed escono dai nostri radar succede anche questo: evidentemente riusciamo a trasmettere quei principi che tornano utili quando arrivano nelle grandi squadre e dimostrano di avere una marcia in più».
Quali sono queste doti?
«Servono tante cose. Lui in particolare a 12 anni ragionava da ventenne e oggi, a vent’anni, ragiona da trentenne: solo pochissimi sono così. Poi, come pochi altri, penso a Fernando Alonso o ad Ayrton Senna, che correvano quando non c’erano i mezzi tecnologici di oggi ma capivano sempre un momento prima quello che stava succedendo in pista. Anche Kimi è così. Sono persone che sanno vedere il futuro e interpretarlo nel modo migliore. Poi ha un’altra dote: non fa mai lo stesso errore due volte. E certo, ha anche una bella macchina...».
E quindi è il caso che resti in Mercedes?
«Deve restare in Mercedes, è una squadra ben organizzata, e deve continuare a fare quello che ho sempre detto: sfruttare al meglio le sue qualità e parlare solo con il suo ingegnere che è uno dei migliori. Non serve che ascolti altri».
Andando indietro nel tempo, nemmeno troppo per la verità, lei ha conosciuto Kimi bambino alla scuola federale Aci, ed era già così
«Noi tutti gli anni facciamo un summer camp dove ospitiamo una trentina di ragazzi che vengono a fare i primi giri e a conoscere il bello del nostro sport, e sì, si era visto subito che il ragazzo aveva qualità diverse dagli altri. Ha fatto tutti gli stage, fino alla Formula 4 e Racing formula e ha sempre stravinto. Ha dimostrato subito di saper gestire le gare e da allora ha mantenuto la stessa volontà vincente. Oggi, e questo è importantissimo, si diverte ancora. Da campione si comporta come faceva nelle formula minori, il che è altrettanto bello e importante. Consigli per lui non ne ho, perché lo sa già da sé cosa fare e infatti lo ripete a ogni intervista: deve stare coi piedi per terra».
Cosa pensa della famiglia Antonelli?
«La famiglia Antonelli è nata, vissuta e cresciuta nelle corse e ad esempio il padre di Kimi si comporta non da babbo che vuole vedere sempre solo il figlio vincere. Certo Kimi è cresciuto e ora dovrà camminare con le proprie gambe. Sono certo che ci farà godere ancora come ha fatto quest’anno».