Rissa nei box del Campionato Italiano Turismo, con piloti, parenti, ospiti, team manager e meccanici a vivere quasi un film di Bud Spencer e Terence Hill, ma senza sorriso e tantomeno lieto fine. La gara tricolore dello scorso fine settimana, nel Misano World Circuit “Marco Simoncelli”, ha avuto questa coda antipatica, con protagonisti gli uomini del Tresor Attempto (fusione fra il Tresor di Roma e la parte gestionale delle auto tedesche dell’Attempto) e quelli del Vsr di Forlì. Non era, infatti, la ripresa di un lungometraggio, ma uno scontro fisico. Numerosi video del “fattaccio” girano in rete e c’è da scommettere che diventeranno virali, anche se hanno rovinato una bella giornata di sport con 10mila presenze e un ospite di eccezione del valore di Kimi Antonelli.
Auto, la gara di Misano e la rissa nei box. Frassineti: “Non si fa così”. Sospiri: “Niente paddock per certa gente” VIDEO
Frassineti si dissocia
La giustizia sportiva è già intervenuta, squalificando la Audi R8 del team italo-tedesco dall’ordine d’arrivo e togliendo così il 3° posto a Aka, Frassineti e Levi. Ma Andrea Frassineti, giovane talento faentino, tiene a dissociarsi da quanto avvenuto nei box: «A me è stato insegnato che ciò che avviene in pista resta in pista - sottolinea - e non ho partecipato in alcun modo al “confronto” che è stato sanzionato. Non ho voluto nemmeno vedere le immagini, perché sono legato a tutti i meccanici e a Vincenzo Sospiri del Vsr. Con loro ho vinto il titolo italiano Sprint lo scorso anno e sono stati una seconda famiglia. Mi trovo anche benissimo con la mia nuova squadra del Tresor Attempto, sono quasi tutti tedeschi ed è un team internazionale con cui sto crescendo tanto in questa stagione. Mi sono molto arrabbiato per quanto è avvenuto ai box e non voglio essere accostato a questo tipo di eventi. Certo, i meccanici erano stanchi e tesi per il risultato sfumato, ma non si agisce così».
Le incomprensioni fra le due squadre sono partite proprio per il trasferimento del faentino, che il team di Forlì aveva lanciato? Frassineti non lo sa. «Prima i rapporti fra i due team erano normali - conferma - quando mi è arrivata l’offerta di 18 gare fra mondiali e campionato italiano per il 2026 dalla mia squadra, sono andato da Sospiri, che mi ha spiegato di non potermi fare un’offerta di quel livello e mi ha detto di andare. A Imola, nella prima gara del campionato italiano Granturismo, il Vsr ha fatto appello contro il nostro team perché usavamo delle bandelle laterali non in regola, ma Audi non realizza più pezzi nuovi ed il materiale scarseggia. Così abbiamo visto cancellati i nostri crono nelle prove e siamo partiti ultimi e arrivati all’8° posto in gara1 e al 2° in gara2. A Misano c’è stata un’incomprensione fra Aka ed Edoardo Liberati (uno dei piloti della Lamborghini Hurakan del Vsr, insieme a Mattia Michelotto e Ignazio Zanon, ndr) nelle prove libere, ma si erano chiariti. In gara eravamo al comando da 2 ore e 45’ quando una safety car ha compattato il gruppo, Liberati e il Vsr hanno fatto una bella strategia cambiando gomme e mettendo le slick, ma mentre ci pressavano hanno tamponato Aka, mandandolo in testacoda. Loro sono stati penalizzati per questo ed hanno chiuso all’11° posto (diventato 10° dopo la squalifica ndr), noi invece abbiamo chiuso terzi. Liberati, che mi ha insegnato tantissimo lo scorso anno, ha ammesso l’errore. A questo punto Aka è andato nel loro box ma io mi dissocio da ciò che è accaduto, perchè non fa parte del mio modo di vivere lo sport».
Sospiri invoca provvedimenti
Vincenzo Sospiri, martedì pomeriggio, era al Pronto soccorso con alcuni dei suoi meccanici, per farsi controllare dopo le conseguenze dello scontro. «Ho il dito di una mano lussato, un trauma a una clavicola e altri dolori - racconta l’ex pilota forlivese di Formula 1 -. Frassineti non ha partecipato alla rissa e non è la causa di alcuna “ruggine” fra noi e il Tresor Attempto. Siamo amici con tutti e il reclamo che abbiamo fatto a Imola aveva fondamento, visto che sono stati penalizzati. Quello che poi è successo fra Liberati ed Aka nelle prove libere è stata una normale incomprensione da nulla in pista. Domenica, invece, l’errore del mio pilota è stato sanzionato dalla direzione gara con una penalità. Nello sport funziona così, quello che è accaduto dopo no. Aka, accompagnato dal padre e da alcuni meccanici ancora con il casco in testa, sono piombati nel nostro box innescando un parapiglia. All’inizio ci hanno aggredito alle spalle, poi abbiamo reagito. Ci sono decine di video fatti da chi era presente che lo dimostrano. Hanno addirittura aggredito gli uomini del team di fianco al nostro, accorsi per dividerci. Mi aspetto che la Federazione prenda provvedimenti: gente che si comporta così deve essere cacciata dal paddock. Un mio meccanico, Stefano (Amico, ndr) è stato aggredito da dietro e quando si è girato ne ha stesi tre, ma ora è in ospedale con dolori alla nuca e giramenti di testa. Un ospite della squadra ha cercato di dividere un aggressore da Liberati e si è preso il pugno destinato al mio pilota su un occhio. Noi attendiamo le decisioni della Federazione, chi non è tesserato potrà rivolgersi alla giustizia ordinaria».
Un episodio cinematografico, con una trama degna di un discreto film, purtroppo brutalmente e dolorosamente reale, che non si esaurirà certo nella scazzottata.
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