Due medaglie al collo, nessun sorriso pieno. È forse questa l’immagine che meglio riassume l’Europeo dei tre romagnoli dell’Imolanuoto, perché persino Simone Cerasuolo, capace di tornare da Parigi con un bronzo e un argento, ha lasciato la Francia con qualcosa che gli brucia dentro. Per Anita Bottazzo e Michele Busa i rimpianti sono inevitabilmente maggiori: l’imolese d’adozione ha compiuto un passo indietro rispetto alle ultime stagioni internazionali, il faentino ha scoperto sulla propria pelle quanto sia diverso presentarsi ad un grande appuntamento in vasca lunga.
Nuoto, per Cerasuolo record e due medaglie, ma agli Europei è mancato l’oro
Orizzonti più ampi
Il bilancio di Cerasuolo resta eccellente: bronzo nei 100 rana e argento nei 50. La medaglia più significativa, paradossalmente, potrebbe essere proprio quella meno attesa. Salire sul podio europeo dei 100 in 58”90 certifica l’evoluzione di un atleta che fino a qualche stagione fa sembrava costruito quasi esclusivamente per la velocità pura. Cerasuolo ha allargato il proprio orizzonte e adesso può essere protagonista internazionale su entrambe le distanze.
Il punto interrogativo riguarda invece la capacità di trasferire nella finale tutto il potenziale mostrato nei turni precedenti. Nei 50 ha nuotato 26”20 nelle batterie, record italiano, e 26”23 in semifinale. Quando contava di più è arrivato il 26”62 che gli è costato l’oro per cinque centesimi contro Nicolò Martinenghi. Non può essere considerato un Europeo negativo per una finale sbagliata, ma proprio perché Cerasuolo possiede ormai qualità da campione assoluto, quello di Parigi deve diventare un passaggio importante della sua crescita. Il talento, la potenza e la velocità non sono in discussione: adesso bisogna rendere altrettanto solida la gestione del momento decisivo. Significa lavorare sugli automatismi tecnici affinché resistano anche sotto la massima pressione e sulla capacità di affrontare una finale da favorito senza irrigidirsi. Cerasuolo lo ha riconosciuto parlando di una gara affrontata in maniera più contratta. Martinenghi gli ha mostrato esattamente il terreno sul quale può ancora crescere: non necessariamente essere il più veloce nei turni precedenti, ma riuscire a produrre la migliore prestazione quando vengono assegnate le medaglie. A 23 anni è un margine di miglioramento enorme, forse il più importante da esplorare.
Passo indietro
Più severo inevitabilmente il giudizio sull’Europeo di Anita Bottazzo, che arrivava da stagioni nelle quali aveva dimostrato di poter stare nel gruppo delle migliori raniste internazionali: finale mondiale dei 50 nel 2023 e finale mondiale dei 100 nel 2025. A Parigi il massimo risultato è stato invece la semifinale dei 50, conclusa al 13° posto in 30”65. Nei 100 si era fermata già nelle batterie con 1’07”73. Il confronto col recente passato racconta quindi un arretramento evidente, che non va trasformato in una bocciatura ma neppure nascosto. A 22 anni Bottazzo ha tutto il tempo per invertire la tendenza, ma servirà capire perché una nuotatrice già capace di raggiungere due finali mondiali in due distanze differenti non sia riuscita a essere competitiva allo stesso livello in una rassegna continentale. Il 30”58 delle batterie dei 50 ha mostrato almeno una base dalla quale ripartire. La semifinale, condizionata anche da una partenza negativa, non ha prodotto il salto di qualità necessario.
Un peso da sostenere
Per Michele Busa Parigi rappresentava soprattutto un esame nuovo. Era il debutto in un grande evento internazionale in vasca lunga e il faentino aveva indirizzato la preparazione soprattutto verso i 100 farfalla. Proprio per questo il 13° posto in semifinale lascia un po’ di amarezza. Il 51”72 della sera ha migliorato il 51”82 delle batterie, ma è rimasto lontano dal livello che Busa aveva già dimostrato di possedere in stagione. È stato lui stesso a individuare un tema interessante: per la prima volta in una gara internazionale non è riuscito a migliorare quanto aveva costruito nel percorso di avvicinamento, indicando anche nell’aspetto psicologico una delle aree sulle quali lavorare. È questa l’eredità del suo Europeo. Busa sa ormai di avere la velocità necessaria per stare in quel contesto, deve imparare a riprodurla quando cambia il peso della competizione.
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