Il 31enne Lorenzo Bilotti è l’olimpionico più “fresco” fra i romagnoli, alla luce del recentissimo 5° posto nel bob a 4 alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Giusto quindi chiedere a lui, che ha fatto del sacrificio e del duro lavoro in uno sport “povero” e poco conosciuto la propria regola, cosa ha pensato quando ha sentito le parole dell’ormai ex numero 1 del calcio italiano Giancarlo Gravina: «Le dichiarazioni di Gravina mi hanno lasciato perplesso, come penso abbiano lasciato perplessi tutti gli atleti di questi cosiddetti sport dilettantistici che, a livello giuridico per certi versi magari sono realmente tali, ma vengono trattati con troppa supponenza dal calcio e dai suoi dirigenti. In realtà ci sono molti più sportivi professionisti, per l’impegno e la dedizione che mettono nella routine quotidiana e nello sforzo per raggiungere i propri sogni, in queste discipline rispetto ad altre più “ricche”. Non ne faccio una questione di soldi, ma ovviamente anche quelli fanno la differenza, perché ci sono tanti ragazzi che combattono tutti i giorni per crescere fra mille difficoltà e sono costretti ad allenarsi spesso in strutture non adeguate».
“Cercano solo alibi”
Bilotti (portacolori delle Fiamme Oro), che con quelle italiane è arrivato a disputare ben tre olimpiadi, è prossimo al ritiro (presto l’ufficializzazione), avendo deciso di restare nello sport ma con ruoli differenti da quello di atleta. Proprio a Milano-Cortina il podio a lui e all’Italia è sfuggito per 25 centesimi e sentire i commenti post-Bosnia degli Azzurri sconfitti lo porta ad una considerazione interessante: «Altra cosa che mi lascia perplesso è il fatto che, nel mondo del calcio, non vengano usati momenti negativi come questo per fare un mea culpa o analizzare i problemi che sicuramente ci sono, invece si cercano solo alibi. Nei nostri cosiddetti sport minori gli atleti, anche giovani, rilasciano interviste molto meno “farlocche” rispetto ai calciatori milionari e nelle quali si assumono la responsabilità per risultati non raggiunti. E comunque sono sempre molto più lucidi nel fare un’analisi post-competizione. Tutto questo mi lascia un po’ perplesso e spero che a capo della federazione del calcio ci arrivino finalmente persone di sport, persone competenti con esperienza della propria disciplina sportiva, e allora sicuramente anche i risultati torneranno ad arrivare».