Pattinaggio, Matteo Guarise e l’Olimpiade dei rimpianti: “Se non vai per vincere è meglio lasciare il passo”

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Ci sono atleti che inseguono le Olimpiadi. E poi ci sono atleti che, alle Olimpiadi, vogliono arrivarci con grandi obiettivi. Con il fuoco ancora acceso e lo sguardo di chi sa di potersela giocare fino in fondo.

Matteo Guarise è uno di questi. La sua storia non inizia sul ghiaccio, ma su ruote sottili che fischiano sulla pista del pattinodromo di via Lagomaggio, a Rimini. È lì che a 4 anni calza i suoi primi pattini. Ed è lì che inizia una storia che lo porta a vincere tre campionati del Mondo a livello juniores e uno a livello seniores, sempre con la stessa partner: Sara Venerucci. Poi, terminate le scuole superiori, la chiamata di una famosa agenzia di moda e il trasferimento a Milano. Un anno a lavorare e a sfilare per i più grandi marchi. Fino a quando un giornalista, Filippo Ferrari, non gli propone di calzare nuovamente i pattini, passando dal rumore secco delle ruote al silenzio tagliente delle lame sul ghiaccio.

Per il riminese è amore a prima vista. Trova subito il giusto feeling con la nuova disciplina. Nel corso degli anni cambia due partner, diventa campione d’Europa, attraversa tre Olimpiadi, cadendo e rialzandosi. E quando all’orizzonte compare Milano-Cortina, la “sua” Olimpiade, quella di casa, fa la scelta più difficile: non esserci, piuttosto che esserci a metà. Perché in certe occasioni non vai a partecipare e basta, vai per lasciare un segno.

Matteo, giusto il riassunto?

«Giustissimo. Temporalmente le cose sono andate proprio così».

Dalle ruote alle lame, è stato così difficile?

«Non voglio assolutamente fare la parte del presuntuoso, probabilmente sarò stato fortunato o avrò avuto delle attitudini particolari, ma fin dal primo giorno sul ghiaccio mi sono trovato a mio agio. Indiscutibilmente sono due discipline nettamente diverse: da una parte sei stabile su quattro ruote, dall’altra sei appeso a una lama. Per la pista, dove passi dal cemento al ghiaccio e, poi, naturalmente per la cassa di risonanza mediatica. Diciamo che le difficoltà più grandi sono state quelle di trovare la giusta partner».

Spieghi un po’?

«Ho iniziato a pattinare sul ghiaccio nel 2010, a 22 anni, e dopo appena tre settimane la Commissione Tecnica mi mandò ad allenarmi in Russia, a San Pietroburgo. La partner che mi avevano messo accanto, però, non era adatta a me e allora mi mandarono in America, a Colorado Springs. Sono stato nove mesi, ma anche in quella occasione non riuscii ad avere feeling con la mia partner. A quel punto tornai in Italia abbastanza demoralizzato, mi dissi che probabilmente quella non era la mia strada. Invece a novembre del 2011 la Federazione mi mise accanto Nicole Della Monica e con lei è subito scattato il giusto affiatamento tanto è vero che dopo tre settimane partecipammo ai campionati italiani, vincemmo l’argento e ci qualificammo per gli Europei che, però, non disputammo perché non avevamo ancora esercizi di un certo peso tecnico».

Poi, però, con Nicole siete diventati la coppia numero uno in Italia.

«Siamo stati la prima coppia italiana a conquistare una finale di Grand Prix e vincere tre medaglie, siamo arrivati per ben tre volte quarti agli Europei battuti sempre da tre coppie russe e abbiamo anche un quinto posto Mondiale. E, naturalmente, la partecipazione a tre Olimpiadi. Poi lei giustamente ha voluto mettere su famiglia».

A proposito di Olimpiadi, ci racconta le sue emozioni?

«Sochi 2014 è stata la prima. La più bella dal punto di vista emozionale, un sogno, quella in cui davvero ho respirato il clima olimpico dell’esserci e basta senza pensare al risultato. Anche perché tre settimane prima mi sono rotto il menisco del ginocchio, ma ho fatto di tutto per esserci sapendo che non potevamo fare chissà che cosa perché ero effettivamente menomato, non potevo caricare. Ma non mi è interessato nulla. Volevo vivere quel sogno ed è stato splendido. Nel 2018 siamo andati a Pyeongchang, in Corea. Quella è stata l’Olimpiade in cui, dal punto di vista sportivo, siamo andati meglio. Siamo arrivati quarti a livello di squadra e decimi a livello di coppia, ma tenga presente che le prime quattordici coppie superarono tutte i 200 punti, che è un risultato eccezionale. E quella volta c’erano russi, cinesi e tedeschi. Arriviamo a quelle del 2022 di Beijing, in Cina. Un quadriennio dove ci è capitato di tutto: l’infortunio alla spalla di Nicole, l’arrivo in Canada per i Mondiali per poi tornare a casa dopo due giorni perché era scoppiato il Covid, l’isolamento, la morte di mia mamma. Insomma non ho ricordi piacevoli. Infatti arrivammo tredicesimi».

Qualche episodio curioso se lo ricorda?

«Ne avrei tanti, ma quello che mi è rimasto più in presso è accaduto a Sochi. Io e un mio compagno mettemmo le nostre divise in lavatrice e poi in asciugatrice, si ritirarono tutte. Ci arrivavano al ginocchio. Fortunatamente avevamo i calzettoni lunghi e quindi per un paio di settimane giravamo per il villaggio con questa tenuta strana tanto che tutti ci guardavano. E poi un altro simpatico è accaduto in Cina: siamo stati 35 giorni chiusi nel Villaggio dove c’era anche il dentista. Ne ho approfittato per mettere a posto i denti (ride, ndr)».

Dica la verità: quanto le dispiace non essere presente a Milano Cortina?

«Diciamo che la risposta non è facile. Da una parte tanto, dall’altra so che ho preso la decisione più giusta. Faccio un passo indietro. Dopo il ritiro di Nicole ho iniziato a pattinare con Lucrezia Beccari e anche con lei il feeling è scattato all’istante. Tanto che nel 2024 abbiamo vinto il campionato Europeo mettendo alle spalle tutte le coppie che stanno partecipando a questa Olimpiade. E quindi è naturale che le aspettative fossero tante. Questa per me non doveva essere un’Olimpiade da vivere, ma da vincere, quanto meno da conquistare una medaglia. Purtroppo Lucrezia si è rotta il piede nel 2024 e si è operata, praticamente abbiamo saltato tutta la stagione pre-olimpica. Nonostante tutto siamo tornati e potevamo andare tranquillamente alle Olimpiadi, ma non avrebbe avuto senso, non saremmo stati in grado di giocarcela con le altre coppie e così ho deciso di rinunciarci. Ora le guardo da casa (vive a Bergamo insieme a sua moglie Carolina e al figlio Tommaso, ndr) e andrò a Casa Italia se dovessero arrivare delle medaglie: incrociamo le dita».

E adesso cosa vede nel suo futuro?

«Stiamo decidendo con le Fiamme Oro il da farsi. Vediamo, potrei continuare a pattinare, ma a 38 anni non è così semplice, oppure potrei fare una sorta di coordinatore per gli atleti».

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