«Se ripenso al tifo che ci ha sostenuto e alla cornice di pubblico di domenica a Cortina, mi viene ancora la pelle d’oca». Lorenzo Bilotti, 31enne nato a Faenza, cresciuto a Barbiano e residente a Lugo (poi capirete il motivo di tanta precisione), ha ancora parecchia adrenalina addosso dopo il 5° posto alle Olimpiadi nel bob a 4.
Non lo dirà apertamente, almeno fino al giorno dell’ufficializzazione, ma quella di domenica è stata la sua ultima gara e presto comincerà una nuova vita. «Sono stati giorni davvero tosti - riprende - perché a tavolino ci avevamo pensato a questa Olimpiade in casa, avevamo ipotizzato, fantasticato e altro, ma la realtà è andata oltre ogni nostra fantasia. Per la prima volta, ve lo posso assicurare, mentre eravamo dentro al bob e scendevamo a 130 km/h abbiamo sentito il tifo del pubblico, una spinta incredibile, pazzesca. C’erano i miei genitori, Mirella e Maurizio, la mia fidanzata Martina e tutti gli amici d’infanzia. Non avrei mai sperato in una roba del genere, certo la medaglia sarebbe stata la perfetta chiusura del cerchio, ma per atleti come noi, di uno sport di nicchia, avere tanto tifo era più di un sogno, pura utopia».
Al centro del “mondo
E invece il bob a 4 per due giorni si è preso la ribalta, aprendo anche imprevedibili dispute territoriali. «Sui social la settimana scorsa è partito un dibattito sull’attribuzione dei miei “natali”. Sono nato a Faenza e vivo da tre anni a Lugo, ma mi sento soprattutto barbianese (Barbiano, piccola frazione di Lugo, ndr) perché lì sono cresciuto. Ripeto, non pensavamo di attirare tanta attenzione, anche perché la nostra era una delle ultime gare in programma e invece abbiamo sentito attorno un calore e un tifo assurdi».
All’altro grande sogno di Baumgartner e soci, ovvero la medaglia, sono mancati 25 centesimi, con la beffa aggravante del bronzo andato allo svizzero Michael Vogt che in Coppa del Mondo, su sei prove era arrivato davanti agli azzurri una sola e mai tra i primi quattro. «La gara è venuta fuori proprio come ci immaginavamo - riprende Bilotti -. Sapevamo che il tedesco Ammour avrebbe potuto sbagliare l’ultima discesa e così è stato. Purtroppo l’occasione non l’abbiamo colta noi ma Vogt che ad onor del vero, era stato quarto a Pechino e sempre molto in alto ai Mondiali. Veniva da qualche problema fisico e ne aveva risentito in Coppa però ai Giochi è stato perfetto. Ecco, a noi è mancata proprio la perfezione. Peccato, ma non c’è spazio per la rabbia, solo qualche piccolo e penso comprensibilissimo rimpianto. Lo sport è così».
Prima manche decisiva
Il frenatore romagnolo, sempre molto attento e scrupoloso nelle proprie analisi, non ha dubbi nel trovare la chiave di quei 25 centesimi che hanno separato l’Italia dal podio. «Sicuramente la prima manche. Avevo studiato tutte le gare delle Olimpiadi e dei Mondiali recenti e le discese decisive sono state sempre la prima e l’ultima. Ammour, come già detto, ha sbagliato la quarta, noi purtroppo abbiamo chiuso la prima settimi, troppo indietro per sperare di recuperare tutte quelle posizioni e chiudere sul podio e così è stato».
Ha inciso il ribaltamento ad Altenberg in Coppa del Mondo proprio prima di Cortina? «No. Non ci pensavamo neppure, poi nelle analisi fra noi quattro post-gara è venuta fuori pure questa possibilità, ma tenderei a escluderla. Gli altri sono stati più bravi, molto semplice».
«Gli ultimi due giri»
Bilotti ha disputato la sua terza olimpiade, del futuro preferisce non parlare, in attesa di definirlo con chiarezza, ma la sua chiusura a questa chiacchierata fa intuire molte cose. «Domenica ai ragazzi prima di scendere ho chiesto di farmi fare due ultimi giri indimenticabili. Lo sono stati».