Spigolature sulla spigolatrice

Sempre arte è, pur assai discutibile. Quindi è bene occuparsene, perché un giornale anche questo fa: opinione.

Ebbene sulla Spigolatrice di Sapri si è già scritto tanto. Noi facciamo nostre le parole di Chiara Savattieri, storica dell’arte, la quale sottolinea che non sono certo le forme a rendere scandalosa la statua in questione (il nudo ha sempre attirato gli artisti) quanto la mancanza di “decorum”: ovvero, una forma deve essere adatta alla funzione che svolge, al messaggio che reca. La spigolatrice è una donna umile, una contadina dell’800 che certo non andava in giro in sottoveste, col culo ben in vista, ma in quello che noi oggi chiameremmo abito tradizionale. Magari aveva lo stesso sederone delle contadine che eccitavano gli adolescenti Titta e Federico in “Amarcord”, ma cercava di nasconderlo sotto gonne nere e spesse… Ed erano già altri tempi, i primi del novecento. Ecco, i tempi: un artista che fa un’opera pubblica questo problema deve porselo: l’adeguatezza ai tempi. Che non è l’odioso “politicamente corretto”. No, è il contesto culturale in cui si opera che non può essere dimenticato. E oggi le donne e anche la percezione che ne abbiamo noi uomini e loro stesse, è cambiata e molto. Cambiata, mi si opporrà, anche rompendo – come nel passato – l’etica tradizionale dei tempi. Sì, concordo: ma per andare avanti, non indietro.

Se dall’arte passiamo alla musica leggera, potremmo fare due esempi abbastanza recenti. Oggi un verso come “più bella cosa non c’è, più bella cosa di te” di Eros Ramazzotti, sarebbe bollato come sessista. Le millennials  oggi gli risponderebbero: “cosa” lo vai a dire a tua sorella! Eppure la canzone è del 1996 e le ragazzine dell’epoca facevano a gara a comprare il disco… Vabbè, perdoniamo il suo essere coatto di Ramazzotti, non aveva altro modo di esprimersi, ma oggi – a soli 25 anni di distanza – sarebbe improponibile, non passerebbe neanche le audizioni di X-Factor: Emma lo massacrerebbe…

Ma c’è un esempio ancora più lampante e attuale che possiamo fare. Nel 1989 Gladys Knight, nella colonna sonora di “007, James Bond Licence to kill”  cantava: “Ho la licenza di uccidere chiunque cerchi di dividerci”, che è una delle cause principali dei tanti, troppi femminicidi che ancora si commettono: qualche uomo, spesso in caso di separazione o divorzio, ritiene di poter uccidere quella “cosa” appunto, che ritiene sua di diritto! Oggi che è in uscita il nuovo film di 007, “No time to die”, possiamo apprezzare come anche l’agente segreto più sessista e misogino al mondo si sia adeguato ai tempi. Sia tra i suoi alleati che tra i nemici, ci sono donne forti ed emancipate: basti pensare che una sua collega con il doppio Zero (la licenza di uccidere appunto), è una donna e per giunta afroamericana! Impensabile nella mente dell’autore Ian Fleming, ma anche da parte degli autori dei primi film degli anni sessanta in cui le famose Bond girls avevano nomi tipo Pussy Galore (la traduzione è facile per chiunque…).

Ecco, 007 va ancora forte perché si è adeguato ai tempi, perché conosce la sensibilità popolare e la rispetta. Non so se ve ne siete accorti: ma i nostri figli e nipoti non fanno più alcuna differenza di genere, sesso, colore, religione o altro. E se un maschio si dipinge le unghie, mette la gonna o i tacchi non lo bullizzano (come avremmo fatto anche noi in occidente solo pochi decenni fa) salvo per fortuna rare eccezioni, o addirittura lapidano come avverrebbe ancora oggi in certi Paesi. Ma viene accettato per quello che è e sente di essere. Per fortuna chi ci seguirà è migliore di noi.

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