Un moderno "Agamennone" per Massimo Venturiello al Plautus

Lo spettacolo conclusivo del 62° Plautus, prima edizione curata da Edoardo Siravo che ha fatto vibrare di freschezza la classicità di un teatro senza tempo, presenta elementi d’interesse. Innanzitutto la tragedia Agamennone, titolo in scena stasera alle 21.30 nell’arena di Calbano. E poi l’interprete principale, Massimo Venturiello, attore amico del Plautus dove è stato ripetutamente applaudito con spettacoli anche musicali e non proprio di tragedia antica. E ancora, la scelta del testo che Venturiello ha voluto per questa produzione, che vede in scena anche sei giovani attori formatisi all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini dove il protagonista – qui pure regista – insegna recitazione. L’Agamennone in scena stasera è quello riscritto nel Novecento dal poeta greco Ghiannis Ritsos (1909-1990), a confronto con il più antico testo legato alla mitologia scritto da Eschilo e inserito nella trilogia dell’Orestea, con cui il tragico nel 458 a.C. vinse le Grandi Dionisie. Dove il re greco Agamennone è il capo supremo degli Achei nella guerra di Troia. Fratello di Menelao, cugino di Egisto, una volta divenuto re di Micene sposa Clitennestra, sorella di Elena, da cui ha quattro figli: Elettra, Ifigenia, Crisotemi e Oreste.

La tragedia vede Agamennone tornare a Micene dieci anni dopo la guerra di Troia. Sua moglie Clitennestra ha una relazione con Egisto e ha maturato odio verso il marito, reo di avere ucciso la loro figlia Ifigenia (sacrificio richiesto per placare l’ira di Artemide, che non permetteva alla flotta spartana di salpare). Clitennestra medita perciò di ucciderlo. Da qui si inserisce il testo di Ritsos, drammaturgo e poeta torturato e perseguitato in vita per le sue idee progressiste e rivoluzionarie; il quale modernizza e rende più umano il mito. Agamennone diventa un contemporaneo che ha abbandonato l’arroganza a favore di una dolente umanità. Riflette amaramente sulle conseguenze della guerra, sull’ineluttabilità del destino, sul senso della storia.

«La visione politica è al centro del lavoro poetico di Ghiannis Ritsos – commenta Venturiello –, il poeta usa il mito come lente di ingrandimento per descrivere il mondo che lo circonda. Come Pasolini che trasportava la vita delle borgate nel tempo mitologico».

Info: 0547 698102

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