Tre giorni di cinema e corpi a Rimini: tutto quello che c’è da sapere sul “C-movie film festival” 2026

Spettacoli
  • 05 marzo 2026

A Rimini, a marzo, il cinema torna a farsi corpo. Corpo che ricorda, che prende posizione, che non chiede il permesso di esistere.

Dal 12 al 14 marzo 2026 la città di Rimini ospita la terza edizione di C-movie film festival, ideato da Kitchenfilm e diretto dalla regista e distributrice Emanuela Piovano, in collaborazione con la Cineteca di Rimini. Tre giorni in cui il cinema smette di essere solo uno schermo e diventa un luogo politico: uno spazio dove le storie personali entrano in collisione con la Storia e dove l’autobiografia si trasforma in gesto pubblico.

Le proiezioni e gli incontri si muoveranno tra la Cineteca e il leggendario cinema Fulgor, attraversando i tre assi che definiscono l’identità del festival sin dalla sua nascita: cinema, corpi e convivenze. Non slogan, ma coordinate. Perché raccontare il corpo significa raccontare il potere, le relazioni, le libertà conquistate e quelle ancora da immaginare.

Il tempo come materia viva

L’apertura del festival è pensata come una scena a tre voci, quasi un’inquadratura corale. Al centro, la scrittrice Lidia Ravera, che da mezzo secolo attraversa il tempo senza nostalgia e senza compiacimento, con lo sguardo lucido di chi ha sempre raccontato il desiderio, la politica e l’intimità delle generazioni.

Accanto a lei due sguardi che arrivano da altrove e da altrove parlano: quello di Alec Trenta, giovane fumettista romano che nella graphic novel “Barba. Storia di come sono nato due volte” racconta il proprio coming out con ironia e precisione, e quello di Luca Raffaelli, critico e studioso dell’immaginario disegnato, chiamato a fare da ponte tra linguaggi, età e sensibilità diverse.

Non è una celebrazione del passato. È un attraversamento del tempo. Perché, come ricorda Piovano, il tempo non si ammazza: si attraversa.

Donne, sguardi, genealogie

Il programma delle anteprime costruisce una piccola costellazione di storie che parlano di identità e trasformazione.

Ad aprire le proiezioni serali sarà “The shape of momo” della regista Tribeny Rai, un ritratto intimo di tre generazioni di donne che vivono in un villaggio femminile nel cuore dell’India, presentato alla presenza dello sceneggiatore Kislay. Un racconto di genealogie e silenzi, di madri e figlie che imparano a riconoscersi attraverso il tempo.

Dall’Europa arriva invece lo sguardo del regista belga Valery Carnoy con “La danse des renards (Wild foxes)”, premiato alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes. Ambientato in un collegio dove i ragazzi si allenano per diventare pugili, il film esplora le crepe della mascolinità contemporanea, interrogando la violenza come linguaggio appreso.

La chiusura del festival sarà affidata a “Songs of forgotten trees” della regista indiana Anuparna Roy, premiata alla Mostra del Cinema di Venezia. A Mumbai, due donne migranti condividono un appartamento e scoprono, tra differenze e fragilità, una forma inattesa di solidarietà: una sorellanza che nasce negli spazi più precari.

L’India come immaginario

Uno dei percorsi di questa edizione interroga il rapporto tra Italia e India, tra fascinazione culturale e sguardo occidentale.

Ne parlerà il regista e studioso Italo Spinelli, autore della voce Treccani sul cinema indiano, che presenterà anche il suo film “Gangor”, storia di un fotoreporter la cui fotografia di una giovane madre di un villaggio indiano scatena uno scandalo sulla rappresentazione dello sfruttamento.

Lo stesso dialogo tra culture attraversa “Vrindavan film studios” di Lamberto Lambertini, con Enzo Decaro: una riflessione metacinematografica sul desiderio occidentale di raccontare l’Oriente e sui miti che ancora lo accompagnano.

Archivi, memoria, corpi

Il festival guarda anche indietro, ma con uno sguardo che cerca tracce vive.

Il restauro di “Vite di ballatoio” di Daniele Segre riporta alla luce le storie di un gruppo di transessuali immigrati dal Sud che negli anni Ottanta vivevano nelle case popolari di Torino. Un documento prezioso di memoria queer e sociale che sarà presentato dalla storica del cinema Donata Pesenti insieme a Elena Bosio.

Il dialogo tra coscienza individuale e responsabilità collettiva emerge anche in “La camera di consiglio” della regista Fiorella Infascelli, con Sergio Rubini e Massimo Popolizio, ambientato nel 1987 durante il momento decisivo del Maxiprocesso di Palermo.

E poi c’è la memoria privata che diventa memoria nazionale: “Zappaterra”, documentario tratto dagli archivi autobiografici di Pieve Santo Stefano e prodotto da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, che racconta il Novecento italiano attraverso la vita della scrittrice Margherita Ianelli.

Le origini del cinema e una donna libera

Dall’archivio delle origini emerge un piccolo gioiello del 1920: “The tiger’s coat” di Roy Clements, con protagonista Tina Modotti. Attrice, fotografa, militante: una figura che incarna perfettamente l’idea di arte come gesto politico, molto prima che diventasse una formula.

Un cinema che prende posizione

C-movie non è soltanto un festival: è un laboratorio di sguardi.

Qui si parlerà di distribuzione indipendente con Mario Mazzetti e Elena Zanni, di eredità del Sessantotto a partire dal film “Ammazzare il tempo” di Mimmo Rafele, e di nuovi percorsi formativi insieme a studiose e studenti del progetto Close coordinato da Maresa D’arcangelo e dal docente Francesco Ranieri Martinotti.

Perché il cinema non è soltanto narrazione. È responsabilità dello sguardo.

Molti volti, molte storie

A sintetizzare questo spirito è il poster della manifestazione, firmato dall’illustratrice Shut Up Claudia: “So many faces, so many stories”. Un’immagine colorata e irregolare, dove i volti si moltiplicano e si sovrappongono.

È forse la definizione più semplice del festival:

un luogo dove le storie non chiedono il centro, ma spazio.

E dove il cinema — quando è davvero vivo — smette di essere solo immagine e diventa gesto. Un gesto che guarda il mondo, e non abbassa lo sguardo.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui