“Quando ripenso alla prima edizione di “Cantare amantis est”, alle oltre tremila voci che di fronte a me dopo poche semplici indicazioni hanno saputo trovare insieme un unico modo di sentire, amalgamando naturalmente il suono nell’attacco del “Va pensiero”, ricordo di aver vissuto una magia che ancora non riesco a spiegarmi».
Riccardo Muti nell’attesa di salire nuovamente sul palcoscenico per dirigere le migliaia di coristi - in questa seconda edizione che si tiene tra pochi giorni, 1 e 2 giugno al Pala de André di Ravenna, hanno superato i 3.500, provenienti da tutte le regioni d’Italia - riflette su come la risposta di tante persone, coristi professionali ma soprattutto tantissimi amatoriali, «abbia dimostrato la presenza nel nostro Paese di un humus fecondo, di una naturale disponibilità al canto corale: anche in chi non ha avuto la possibilità di approfondire studi musicali emerge il bisogno urgente di esprimersi con una certa nobiltà esecutiva, di cogliere e capire il fraseggio, un bisogno profondo al quale si è prestata sempre troppo poca attenzione, sia nell’educazione musicale a scuola, sia nei media».
E torna anche a riflettere sul significato profondo delle parole di Sant’Agostino e sul valore che la musica può assumere nella società. «Perché appunto il cantare insieme, come il suonare insieme, è proprio di “colui che ama”, di chi coltiva il senso dell’amore, di chi si unisce nel segno superiore dell’armonia e della bellezza, perseguendo il bene comune».
Lunedì 1 giugno la sessione di studio inizierà alle 15, mentre martedì 2 giugno sono in programma due sessioni, alle 10.30 e alle 15.30. Tutte le sessioni sono aperte anche al pubblico (posto unico numerato 10 euro; under 18 5 euro).