Polis, trentacinque eventi con i nomi più significativi della scena teatrale del Nord Europa / PHOTOGALLERY

Spettacoli
  • 13 maggio 2026

Si è conclusa la nona edizione di Polis teatro festival, con la direzione artistica di Davide Sacco e Agata Tomsic/ ErosAntEros, festival di respiro europeo che ha coinvolto, sorpreso e fatto riflettere il pubblico, gli operatori e i giornalisti nazionali e internazionali. Quest’anno con il Nordic focus si è puntato sul teatro contemporaneo dei Paesi baltici e scandinavi. L’immagine guida del festival è stata creata dall’artista Gianluca Costantini, ovvero una giovanissima Greta Thunberg, diventata simbolo di pace e partecipazione collettiva, con alle spalle un orso polare, immersa nel cielo del Nord, ha accompagnato i 7 paesi ospiti illuminandone diverse scie interpretative.

Tra il 5 e il 10 maggio sono stati ospitati al festival trentacinque eventi, tra spettacoli e dibattiti con i nomi più significativi della scena teatrale del Nord Europa, tra cui sei prime nazionali e un’anteprima, momenti di confronto, tavole rotonde tra artisti, studiosi e operatori internazionali, che confermano la proposta di alta qualità artistica del festival.

Identità, censura, piacere femminile e politicità dei corpi, solitudine, nostalgia e comunità, sono state le parole chiave che hanno brillato nella volta celeste di Polis 2026.

Sono arrivati dalla Lituania i due spettacoli evento, entrambi in prima nazionale, che hanno coinvolto e affascinato il pubblico.

Il primo, andato in scena sia in serale che in una matinée per i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori di Ravenna, è stato Tremolo, una conferenza performativa sul piacere femminile di Laura Kutkaite/ MMLAB theatre, una delle artiste più interessanti della nuova generazione lituana, nota per un approccio sperimentale che cancella i confini tra finzione e documentario, con la partecipazione di Giulia Blasi, scrittrice esperta dei temi trattati. Tante le domande del pubblico e degli studenti al termine dello spettacolo hanno dato vita ad un vero e proprio dialogo sul tema della sessualità. Dibattito realizzato in collaborazione con la Casa delle Donne di Ravenna.

Magica l’atmosfera che ha creato l’altro spettacolo lituano, Radvila Darius, figlio di Vytautas, di Karolis Kaupinis/ Operomanija, regista cinematografico e giornalista lituano pluripremiato. Un dialogo immersivo tra musica dal vivo e frammenti video provenienti dagli archivi della radio e televisione lituana.

Suono e voce sono stati i protagonisti di diversi spettacoli in programma. Come la messa in scena sonora Tracking satyrs into Morse di Demetrio Castellucci, compositore e sound designer, artista italiano di base a Vilnius, che ha rivisto l’opera satiresca di Sofocle attraverso la lente musicale del codice Morse.

La voce è anche la grande protagonista dello spettacolo Materiale per Medea, di Agata Tomsic/ ErosAntEros, da Heiner Muller, che prosegue il percorso di ricerca vocale-sonora dell’artista manipolando un materiale testuale difficile, vivo, radicale, insieme al compositore e sound designer sloveno Matevz Kolenc.

Performance travolgente quella di Stina Fors – coreografa, vocalist sperimentale e batterista –, con la one-woman punk band Stina Force, di cui non esistono registrazioni e non c’è un concerto uguale all’altro.

Gli spazi d’arte del Mar sono stati la cornice di due performance incentrate sul passato; Je suisse (or not), di Camilla Parini / Collettivo Treppenwitz, performance per due spettatori alla volta, dove l’artista indossando un costume da orso polare e con l’aiuto di un album fotografico, sfoglia insieme agli spettatori i ricordi e i concetti di famiglia, di appartenenza identitaria e di memoria.

E il progetto Tivoli, prodotto di Kanuti Gildi Saal, prima nazionale del nuovo percorso di ricerca dell’artista estone Siim Toniste, performer e danzatore che, dopo una residenza che ha coinvolto diversi gruppi di studenti ravennati attraverso workshop dedicati, ha condiviso con il pubblico l’esito di questa fase di lavoro.

Anche il teatro Socjale di Piangipane, come da tradizione, è stato coinvolto nel festival ospitando lo spettacolo Asja Lacis, la donna che fa parlare la storia, anteprima nazionale della compagnia Carullo-Minasi insieme alla musicista Irida Gjergji. Il progetto racconta la straordinaria vita di Asja Lacis, regista, pedagoga e rivoluzionaria del Novecento, originaria della Lettonia e per troppo tempo trascurata dalla storia, la cui idea di teatro come strumento di cambiamento emerge qui in tutta la sua potenza.

Gran finale, al Rasi, con due compagnie del territorio che hanno presentano, in prima nazionale, due mise en espace, molto applaudite dal pubblico, di testi di autori scandinavi e baltici: Due parole su Ulla della drammaturga finlandese Eeva Turunen, affidata a Eugenio Sideri/ Alice Giroldini/ MaMiMò; e Qualcosa di reale del drammaturgo estone Martin Algus, messo in scena da Studio Doiz, con Lorenzo Carpinelli e Alessandro Renda, per la regia di Iacopo Gardelli.

Spazio come di consueto alle compagnie emergenti, che hanno aperto il festival, con i due spettacoli scelti dalle persone del territorio: Capelli – M. si desta un mattino da sogni inquieti, di Collettivo Sante di Lana, e Ismene per sempre di Katia Colica/ Adexo.

Non sono mancati i momenti di incontro, attività formative e progetti partecipativi, in un’ottica di inclusione e cittadinanza attiva che è anima del festival sin dalla prima edizione.

Tra i momenti di approfondimento, la tavola rotonda Il teatro contemporaneo del Nord Europa - una prospettiva di genere.

Fino al 19 maggio prosegue la mostra a cielo aperto Shieldmaiden. Versi che combattono il silenzio dell’artista-attivista ravennate Gianluca Costantini, in via Zirardini: quattordici ritratti di poetesse del Novecento in una costellazione di ritratti e parole contro la censura, l’esilio, l’emarginazione.

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