Si è concluso in Laguna, dopo un viaggio attraverso l’Italia, il cinquantenario di CulTurMedia Legacoop, l’associazione che riunisce le cooperative culturali, turistiche e della comunicazione. Un percorso partito dal Salone del Libro di Torino per riaffermare, a 50 anni dalla fondazione guidata da Cesare Zavattini (che nel 1975 fu il primo presidente dell’Associazione culturale di Legacoop), il ruolo della cooperazione come argine alle diseguaglianze sociali e infine approdato a Venezia per definire le linee strategiche per il futuro.
La presidente Giovanna Barni ha tracciato un bilancio ambizioso dell’anniversario, collegando le radici storiche alle sfide del presente: «Le sfide che Cesare Zavattini si era prefissato nel 1975 sono ancora di un’attualità disarmante. Oggi, come allora, la nostra missione è far sì che la cultura sia un bene diffuso, una pratica quotidiana che permei ogni territorio e non rimanga confinata o limitata a pochi grandi eventi o chiusa nelle mura di un museo», spiega. «Vorremmo una cultura che esca dai luoghi deputati per incontrare le persone dove vivono. Questo tour nazionale, partito da Torino, ci ha permesso di riscoprire linguaggi diversi, come il teatro, inteso come vero ponte generazionale capace di unire esperienze e visioni lontane. Venezia rappresenta per noi l’ultima tappa di un percorso in cui abbiamo avanzato linee di intervento concrete per contrastare i rischi di un Paese segnato da profonde diseguaglianze economiche e sociali. Proponiamo un nuovo modello di sviluppo, che si allontani dalle logiche individualistiche e competitive per abbracciare una dimensione cooperativa e inclusiva». La presidente Barni sorride soddisfatta: «I ragazzi sono sempre più sensibili a questo messaggio: lo dimostra il successo del progetto “Un metro di libri”- che idealmente prosegue l’intuizione di Zavattini dei “Libri nel carrello” - un’iniziativa che ha coinvolto giovani talenti nella progettazione di nuovi format di promozione della lettura. Tra i progetti premiati a Venezia, mi ha colpito l’idea di una libreria aperta da collocare nelle piazze, realizzata riciclando i contenitori trasparenti dei supermercati: è la prova tangibile di come si possano intrecciare settori diversi, dal commercio alla cultura, per rigenerare gli spazi urbani».
E conclude: «Ora è il momento di rimboccarsi le maniche e tirare le fila. Auspichiamo che le nostre linee strategiche trovino un riscontro operativo nelle istituzioni e in tutto il mondo cooperativo, specialmente in relazione al recente Piano nazionale strategico della Cultura, affinché possa avere una declinazione specifica sui temi dell’accessibilità e della coesione che abbiamo affrontato in questi 50 anni».