Laura Gramuglia: “La musica non suona uguale per gli uomini e le donne”

Spettacoli

Donne e musica, ovvero “L’universo femminile nelle canzoni e nell’industria musicale tra difficoltà, stereotipi e affermazione”, è il tema del convegno promosso dall’Ordine regionale dei giornalisti dell’Emilia-Romagna con il Mei di Faenza, in programma l’8 ottobre dalle 9.30 nella sala del Consiglio comunale, nell’ambito dell’ottava edizione del Forum del giornalismo musicale, ideato da Giordano Sangiorgi e diretto da Enrico Deregibus.

Relatrici le giornaliste Serena Bersani (“Commenti stonati: l’hate speech contro le cantanti), Roberta Balzotti (“Stereotipi nelle canzoni e nel racconto giornalistico”), Laura Gramuglia (“Disparità di genere nel music business”), Susanna La Polla (“Donnacirco: storia di un album”).

Laura Gramuglia è speaker, dj, autrice, storyteller e operatrice culturale, e ha scritto di musica e donne su Rolling Stone, Tu Style, Futura. Tra le referenti del collettivo Equaly per combattere la disparità di genere nell’industria musicale, ha offerto un ampio sguardo sul tema in Rocket girls. Storie di ragazze che hanno alzato la voce (Fabbri editore), tradotto in Brasile e oggi apprezzato podcast e laboratorio didattico nelle scuole, con cui si è aggiudicata la Targa Mei Musicletter 2023 per il miglior podcast musicale.

Gramugna, lei sostiene che analizzare la disparità di genere nel music business significa ripercorrere una strada spesso ancora accidentata per una donna, «tra ricerca di legittimazione e bisogno di rappresentanza».

«Quando ho iniziato a indagare le ragioni della disparità di genere nell’industria musicale, mi sono accorta che cause, conseguenze e urgenze di questa differenza accomunavano l’intera sfera culturale. Le artiste ci sono sempre state, certo, non una rappresentanza paritaria, hanno abitato un esiguo spazio, ognuna cercando di coltivare il proprio talento. Il problema è che chi ha raccontato la storia delle arti spesso ha omesso questi nomi di donne, smarriti nelle pieghe del tempo cui il nostro secolo sta cercando di restituire attenzione e credibilità, strumento essenziale di sopravvivenza».

Che cosa ha raccontato in “Rocket girls”?

«Che avere spazio e possibilità è qualcosa che anni fa le donne nel mondo della musica potevano solo sognare. Per comprendere quanto la situazione sia tuttora difficile, ci vengono in soccorso numeri, che quando riguardano la vita e il lavoro delle donne possono risultare allarmanti, come quelli raccolti da Equaly e riguardanti quella che è negli ultimi anni la presenza di artiste nelle classifiche italiane, il numero delle autrici di musica e testi, almeno in Italia, i dati sulla musica dal vivo. Il cammino è ancora lungo e travagliato. Quello che accade in Italia non è diverso da ciò che accade oltreconfine. Se fino a qualche anno fa la questione non era all’ordine del giorno, se non tra le addette ai lavori che vivevano in prima persona queste difficoltà, oggi abbiamo gli strumenti per riconoscere e amplificare la questione».

Che cosa insegna tutto questo?

«Che occorre confrontarci e fare rete insieme. Le tappe invece le conosciamo fin troppo bene: aumentare la presenza di ragazze negli ambiti in cui risulta sottorappresentata, come la produzione musicale e le materie tecniche; battersi per un bilanciamento di genere nella composizione di tutti i gruppi decisionali e cercare di sensibilizzare su questi temi anche le più giovani affinché non siano più costrette a pensare al proprio genere come a un limite, a una zavorra o a una categoria musicale; sentirsi legittimate a vivere la propria passione non come un’aspirazione bizzarra, ma come una reale opportunità di studio e carriera».

Anche i giornalisti sono tacciati di scrivere e parlare di musica solo attraverso stereotipi di genere.

«Purtroppo è così, in passato le redazioni delle più note riviste del settore erano club riservati ai maschi per lo più. Le artiste hanno sempre dovuto fare i conti con chi le valutava o svalutava per l’aspetto, per il look, per l’atteggiamento. In parte è ancora così, si tende a focalizzare l’attenzione su questioni che hanno poco a che spartire con la musica. La disparità di genere nell’industria musicale non è ancora stata colmata; la presenza di donne è ancora più scarsa se si analizza la scrittura, fino a diventare allarmante quando si parla di produzione. Purtroppo occorre ancora tenere bene a mente quel vecchio detto della politica anglosassone: “Se non sei al tavolo, sei sul menù”».

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