Anime diverse unite nella ricerca dell’originalità, per far viaggiare con la mente e cogliere la profondità delle emozioni: dalle più cupe di “Bane” alle più luminose dell’ultimo singolo “Sea of Time”, un vero inno alla vita.
È il ritratto dei riminesi Variance, band fondata da Alessandro Fonti (voce), Enrico Perugini e Andrea Pironi (chitarre), con il batterista Amos Depaoli e il bassista cesenate Sonny Sbrighi, «turnista» solo per definizione, ma in realtà anello di congiunzione tra inizi e maturità.
Nascita
Alcuni progetti seguono regole precise, altri si nutrono del caso: i Variance appartengono a questa seconda categoria. «Quando Enrico e Andrea hanno deciso di iniziare cercavano una cantante - racconta Fonti -. Ci conoscevamo dalla stessa scuola di musica e ho chiesto comunque un provino. Ho inviato una demo, è piaciuta e si sono accontentati di un uomo».
Un provino a distanza, primo segnale di anticonformismo. La band nasce nel marzo 2020, nei giorni del lockdown.
Composizione
In un mondo immobile, la musica diventa via di fuga.
«Le canzoni nascono da un’idea di Enrico e Andrea: costruiscono una base elettronica o un giro di synth o chitarra e mi inviano una demo. Io poi aggiungo le parole».
Un metodo nato durante il Covid, quando incontrarsi era impossibile. «La chiave di un buon testo è la sensazione del primo ascolto: non sento la traccia finché non posso fermarmi a capire cosa mi trasmette. Colta quell’essenza, la penna scorre».
Genere
Da una genesi dei brani “originale” si sviluppa un prodotto sempre diverso. Difficile classificare il loro stile. «Dipende dai nostri ascolti: veniamo dal metal, io ho ascoltato per anni i Dream Theater, gli altri Bullet for My Valentine e Trivium. Proprio per questo abbiamo deciso di non fare metal».
Le influenze synth, elettroniche e psichedeliche rimandano ai Pvris, ma l’obiettivo è creare una sintesi personale: «Qualcosa di non precostituito, sempre originale».
Brani
La musica deve evocare immagini. «Le combinazioni di suoni e parole devono portare chi ascolta a immaginare scene». Nessuna regola in studio: così nascono brani essenziali e malinconici come “Bane” e pezzi solari come “Sea of Time”, dove una parte strumentale energica e cinematica sostiene un testo autobiografico dal messaggio diretto: oltre l’ostacolo c’è la felicità, scritta sull’onda dell’entusiasmo per una laurea appena conseguita.
Futuro
«Abbiamo avuto la fortuna di suonare allo Slam Dunk aprendo per Enter Shikari, Simple Plan, The Offspring e Billy Talent: qualcosa che sembrava impossibile». Un’esperienza spartiacque che ha rafforzato la volontà di trovare spazio nel panorama musicale.
Le demo per un nuovo album sono già pronte. «Sappiamo che la musica di oggi guarda altrove, ma non ci arrendiamo».
Perché l’originalità resta, più che mai, l’arte di essere sé stessi.