Dalla Regione 1 milione di euro sul cinema: ci sono anche Martinelli e Gianfreda

Spettacoli
  • 21 luglio 2026

di Larissa Remenyi

RIMINI. C’è la Rimini vista dal grattacielo dell’emergenza abitativa e una Ravenna dai contorni gotici ispirati a Dracula.

Sono due dei diciassette progetti audiovisivi che la Regione Emilia-Romagna ha scelto di sostenere attraverso il bando 2026 per la produzione cinematografica, finanziato con 1 milione di euro. Le opere sono state selezionate fra quaranta candidature da Emilia-Romagna Film Commission e spaziano tra sei lungometraggi, due cortometraggi e nove documentari.

«Il numero di candidature ricevute conferma la vitalità e il dinamismo del settore cinematografico e audiovisivo dell’Emilia-Romagna», sottolinea l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni, evidenziando come il sostegno alle produzioni rappresenti anche un’opportunità di crescita per imprese e professionisti del comparto.

Fra i progetti selezionati trovano spazio anche due produzioni profondamente legate alla Romagna. “Coffee time” porta sullo schermo “Piove col sole”, film diretto dall’assessore del Comune di Rimini Kristian Gianfreda. Al centro della storia c’è Agnese, sedicenne che, dopo il crollo della propria famiglia, si trasferisce in un alloggio di emergenza nel grattacielo della città. Tra ironia e leggerezza, il film affronta temi come disuguaglianze sociali, neurodiversità, emergenza ambientale e lavoro, scegliendo Rimini come sfondo, che è parte integrante dell’intera narrazione.

Vi è poi l’horror “La stirpe e il sangue”, prodotto da Kamera Film e diretto da Maria Martinelli. Tratto dal romanzo della scrittrice riminese Lorenza Ghinelli, il lungometraggio immagina un prequel gotico al femminile di “Dracula”. Le riprese interesseranno anche la Piallassa della Baiona, nel Ravennate, uno degli scenari naturali scelti per dare forma all’universo visivo del film, la cui uscita è prevista entro la fine del 2026.

I progetti selezionati spaziano fra il documentario, l’animazione e la fiction. Popcult firma “See what I say”, docufilm girato in lingua dei segni nel bar dei sordi di Bologna, dove il tema della migrazione si accompagna a quello dell’identità e dell’inclusione. Con “9 settimane”, Rheingold Film racconta invece una storia di maternità e femminilità sospesa nel tempo di un ascensore bloccato, mentre Studio Croma sceglie l’animazione per “Babu in the night city”, il viaggio di una bambina alla ricerca del pappagallo che le è stato rubato. Le relazioni familiari tornano anche in “Reina del pueblo”, documentario di Small Boss dedicato a una giovane ragazza afro-colombiana spinta dalla madre verso i concorsi di bellezza come possibilità di riscatto, e nel lungometraggio “La cura”, con cui Kiné mette al centro una madre, un figlio, e un difficile percorso di disintossicazione. La memoria, individuale e collettiva, attraversa invece diversi documentari: “The Erasmus project” di Ladoc diventa un viaggio tra esperienze personali e comunitarie; “Hanno vinto i ricchi”, di Mammut Film, entra nell’Italia delle disuguaglianze; “Mater”, prodotto da Meriggio Film, riflette su identità e legami familiari, mentre “Le origini. Il mare, la genesi di un album, la storia di un bambino: Lucio”, di Black Sheep, ripercorre l’infanzia del cantautore bolognese Lucio Dalla. C’è poi la montagna che si trasforma da paesaggio a simbolo in “L’invenzione delle Alpi” di Sonne Film, mentre “La promessa del domani. Vite ritrovate nella città sogno del ministro Rossoni”, di Controluce Produzione, riporta lo sguardo a Tresigallo e alla sua storia urbanistica. Lo sport diventa invece il filo conduttore di “Cinghiali del Setta. Una storia di rugby popolare e situazionismo”, firmato The Solo House, dedicato a una squadra che si avvicina al ventesimo anniversario della propria nascita. Completano il quadro “La borda”, cortometraggio di The Storytellers che rilegge miti, streghe e antiche paure, e i lungometraggi “Bestiario d’amore” di Diaviva e “Gorgius” di Ruvido Produzioni, due racconti accomunati dallo sguardo sulla fine dell’infanzia e sul passaggio verso l’età adulta, il secondo declinato nelle atmosfere di un horror generazionale.

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