“Spesa durante il lavoro”, revocata la sospensione al cancelliere

Dei sei mesi di sospensione disposti perché accusato di essersi assentato a più riprese dall’ufficio pubblico senza timbrare il cartellino, ne sono passati solo poco più di due. Ieri il cancelliere del Giudice di Pace accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato si è visto revocare la misura interdittiva emessa il 2 aprile.

Eppure la decisione presa dal Tribunale della Libertà di Bologna su appello presentato dalla difesa del funzionario – un 48enne con alto livello di responsabilità all’interno dell’ ufficio pubblico – non gli consentirà di tornare subito al lavoro. Questo perché nel frattempo il Ministero della Giustizia lo ha a sua volta sospeso con decurtazione dello stipendio, in attesa che il procedimento penale a suo carico giunga a conclusione.
L’accusa: 101 minuti di assenza
Le accuse d’altronde – quelle cioè che lo indicano come un presunto classico “furbetto del cartellino” – appartengono a quella categoria di reati che più infastidisce l’opinione pubblica. Il fascicolo aperto dal procuratore capo Alessandro Mancini, parla di assenze di varia durata nell’arco di 12 giorni, tra il 5 e il 20 marzo. Si va dai 4 minuti conteggiati il 5, poi 12 il giorno successivo, fino al picco di 20 minuti riscontrati il 16 e il 20 marzo. In tutto, nelle otto uscite effettuate in quel periodo ristretto, sarebbero 101 i minuti di assenza ingiustificata. Poco più di un’ora e 40, ma sufficiente a reggere l’accusa di avere indotto in errore la pubblica amministrazione con “artifici e raggiri” consistiti nell’omessa timbratura del badge, attestando falsamente la presenza in ufficio.
Filmato con le borse della spesa
A supportare il quadro indiziario ci sarebbero i filmati delle telecamere dell’edificio, che lo avrebbero immortalato uscire dalla sede senza timbrare, e rientrare in alcuni casi con i sacchetti del vicino supermercato. Sono seguiti anche i pedinamenti della polizia giudiziaria. E così, il 20 marzo, i carabinieri hanno seguito il 48enne alle 13.50, fino al supermercato In’s di viale Alberti. Quando o hanno fermato ha detto di avere regolarmente segnalato la sua uscita con il sistema elettronico. Ma dal controllo dei tabulati nulla. Di tutto ciò – e anche dei dati emersi dalle verifiche dei registri delle entrate e uscite estese pure ai mesi precedenti – il dipendente pubblico è stato chiamato a rispondere lo scorso Primo aprile, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Corrado Schiaretti, che il giorno successivo ha disposto la sospensione.
L’appello della difesa
Alla decisione del giudice per le indagini preliminari sono seguite 55 pagine di appello, nelle quali il difensore del cancelliere, l’avvocato Stefano Dalla Valle, ha evidenziato un clima teso all’interno degli uffici di piazza Bernini, fatto di ripicche, antipatie personali e tentativi di altri colleghi di «giocare d’anticipo» per difendersi a loro volta da critiche o eventuali provvedimenti disciplinari. Secondo il legale le assenze sarebbero ascrivibili entro le “pause caffè” consentite da contratto. Si trova spiegazione anche per la confezione di limoni che il funzionario avrebbe acquistato durante una di quelle assenze: gli agrumi acquistati al supermercato serviti infatti come disinfettante anti-coronavirus in un periodo dove gel e alcol scarseggiavano. Ce n’è anche per il sistema di marcatura dell’ufficio, installato a novembre e risultato guasto in alcune giornate.
Saranno le motivazioni del collegio a spiegare le ragioni dell’annullamento della misura interdittiva. E sulla base del documento la difesa potrebbe già chiedere al Ministero il reintegro del lavoratore. Ma anche la Procura, nel frattempo, ha la facoltà di fare ricorso e insistere sulle accuse, tornando a battere sulla sospensione.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui