“C’è molto genio nelle teste dei fratelli Mael, misteriosamente sfuggiti all’attenzione del grande pubblico. Da quarant’anni giocano con il pop e con il rock inventando suggestioni barocche, parodie esilaranti e magnifiche melodie”.

Questa frase di Andrea Silenzi ha il pregio di cogliere quella che è l’essenza del percorso musicale intrapreso dagli Sparks, ora arrivati al loro ventiquattresimo album.

Con “A Steady Drip, Drip, Drip” Ron e Russell Mael, la cui musica ha sempre evidenziato un lato concettuale e teatrale, realizzano un disco dai connotati poco prevedibili (i due fratelli, tanto per dire, arrivano a citare Stravinsky e l’iPhone e intitolano un brano Onomato Pia…).

Quattordici canzoni, arricchite da testi che fanno dell’intelligenza e dell’ironia la propria cifra stilistica, capaci di tradurre in suoni l’arte della miniatura, dove a sorprendere è soprattutto la densità del segno e la preziosità del dettaglio.

Infrangendo le regole e riuscendo a spingere i confini della canzone pop senza tradirne l’essenza, gli Sparks “danno qui libero sfogo al loro tendere verso l’orecchiabile nel ricercato”. Lo fanno costruendo dei brani – in alcuni dei quali non è difficile individuare la presenza di quel fattore, chiamato “gancio”, in grado di afferrare l’attenzione e di restare impigliato nella memoria – che sfruttano al meglio il potenziale comunicativo e semantico della melodia, della quale a tratti viene enfatizzata la cantabilità, a cui l’arrangiamento (i colori sonori, l’ambiente armonico-ritmico, l’uso delle voci) aggiunge ulteriori simboli, facendo propri certi umori legati all’avanguardia, all’elettronica e al cabaret.

Pezzi come All That, Lawnmower, Strawinsky’s Only Hit, Let Out In The Cold, Self-Effacing, Pacific Standard Time, Please Don’t Fuck Up My World, Nothing Travels Faster Than The Speed Of Light, Sainthood Is Not In Your Future, soltanto per citarne alcuni, esprimono compiutamente quello che è, alla fine, lo scopo della band americana: rendere la musica di “A Steady Drip, Drip, Drip” una sorta di “ultimate pop music”, di “studio” definitivo sulle possibilità dell’arte musicale nell’epoca delle confusioni più fuorvianti.

“Abbiamo sempre creduto che la musica pop possa essere un veicolo speciale e potentissimo se approcciato nella maniera giusta. Vale a dire con ambizione, spirito di avventura e con l’intenzione di non fermarsi al suo status quo. Non bisogna mai accontentarsi. I nostri testi seguono delle strutture non convenzionali. I brani, in generale, sono creati in modo da non poter essere stereotipati. È questa la nostra formula e continueremo, fin quando faremo musica, a dedicarle tutto il tempo che occorre” (Sparks).

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