Sostenibilità alimentare e sicurezza non sono in contrapposizione

La questione della sicurezza e della sostenibilità alimentare è una delle sfide più urgenti di questo momento storico, resa ancora più acuta da contingenze drammatiche come la pandemia, la guerra in Ucraina e i cambiamenti climatici in atto. «Il conflitto in Ucraina – ha affermato qualche giorno fa il direttore generale della Fao, QU Dongyu, durante un incontro a New York dedicato al rapporto tra i conflitti e la sicurezza alimentare – ha riacceso le preoccupazioni per i prezzi di cibo ed energia e ha gravemente compromesso la disponibilità di cibo. Siamo vicini di casa in questo piccolo villaggio che è il nostro Pianeta. Ciò che accade a uno riguarda tutti noi», ha ricordato QU, parlando dell’urgenza di sostenere l’agricoltura nelle zone più vulnerabili, mettendo in atto «politiche che aumentino la produttività e proteggano le risorse naturali».

«L’agricoltura – ha sottolineato – è una delle chiavi per garantire pace e sicurezza durature».

La drammaticità del momento rischia di rallentare sensibilmente il percorso verso gli obiettivi di sostenibilità del modello alimentare e il mondo politico e l’opinione pubblica sono scissi di fronte all’interrogativo che porta a chiedersi se sia giusto pensare primariamente all’ambiente di fronte a un dilagante aumento di persone che soffrono la fame (+ 40 milioni in un anno). È un quesito dalla risposta del tutto complessa, ma uno stimolo verso un approccio positivo può venire proprio dal tessuto imprenditoriale italiano e della nostra Regione in particolare. È lo spunto emerso da Codeway Expo, la manifestazione di Fiera Roma dedicata alla cooperazione internazionale, dove, la settimana scorsa, si è affrontato il tema con un taglio propositivo e operativo. Sono stati posti al centro del dibattito possibili azioni concrete promosse dal sistema Italia e dagli operatori privati, guardando con attenzione al ruolo che le imprese italiane – tra le quali le Pmi emiliano-romagnole rappresentano un’eccellenza nell’eccellenza – possono giocare nella strategia di proiezione internazionale dell’Italia sul tema della sicurezza e della sostenibilità alimentare. Lo ha spiegato con chiarezza Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA: «Interessanti potenzialità – ha sottolineato – sono espresse in particolare dal modello di filiera venutosi a creare in Italia e per le modalità con cui le imprese italiane partecipano alle filiere globali. Le filiere italiane sono costituite, tradizionalmente, da aziende molto attente ai territori, capaci di valorizzare, attraverso prodotti di qualità, l’elevato grado di biodiversità del nostro Paese, le differenti produzioni agroalimentari e le eterogenee culture locali del cibo».

Vale a dire che il modello agroalimentare italiano può suggerire soluzioni preziose in termini di accesso al cibo, benessere delle persone e futuro del Pianeta.

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