Sorelline violentate a Ravenna: padre condannato a 15 anni. Non potrà fare il genitore per 30 anni

Condannato a 15 anni di reclusione. Uno in più rispetto a quanto chiesto dall’accusa. E per 30 anni, poi, non potrà esercitare la potestà genitoriale. Una pena esemplare per una vicenda da brividi. Questa la decisione presa ieri pomeriggio dal collegio penale presieduto dal giudice Cecilia Calandra nei confronti di un 64enne residente nel Ravennate, accusato di avere abusato per anni della figlia acquisita e di avere palpeggiato anche la sorellina piccola di quest’ultima, sua figlia naturale, entrambe minorenni. L’uomo – difeso dagli avvocati Francesco Papiani e Marco Gramiacci – si trova in carcere dal luglio 2021, quando la più grande delle due adolescenti ha deciso di rompere il silenzio. Nel farlo si era procurata le prove: un video realizzato appoggiando il telefono sul comodino affinché si sentisse l’audio del rapporto sessuale con il patrigno.

Gli abusi, così aveva denunciato la ragazzina facendo scattare le indagini della Squadra Mobile coordinate dal pm Angela Scorza, erano iniziati fin dal 2018. Accadevano «innumerevoli volte». A farla crollare era stata la rabbia per un rimprovero, allorquando la madre le aveva riportato le critiche del 64enne verso il rapporto che aveva con il fidanzatino maggiorenne. Durante quel diverbio era scoppiata a piangere, invitando la donna a chiedere piuttosto al suo ex che cosa «le aveva fatto e le faceva ancora». A quel punto era emerso l’orrore: i primi approcci con carezze e palpeggiamenti, confluiti in rapporti sessuali continuativi. Gli abusi avvenivano ovunque: in casa, in auto, anche all’uscita da scuola.Poi era saltato fuori anche il video, realizzato su suggerimento di un amichetto, confidente della giovane. La ragazzina era consapevole che quello sarebbe stato un salvagente qualora qualcuno avesse messo in dubbio la sua sincerità. E così, sentita nel corso delle indagini, aveva anche raccontato delle pressioni psicologiche usate dal patrigno per convincerla a concedersi: le proponeva di filmarla con una mascherina e realizzare video pornografici per fare soldi, perché – così le diceva – «poi ti compri la villa».

Infine anche la sorellina più giovane si è confidata con la mamma (a difenderle come parte civile l’avvocato Carlotta Boschi). «Quelle cose, papà le ha fatte anche a me». Quando? Sempre in ambiente domestico. Perché i rapporti tra la madre e l’ex compagno erano rimasti buoni, con frequentazioni costanti. Anche con la nuova moglie dell’uomo; una donna che stando a quanto emerso avrebbe pure cercato di “comprare” il silenzio della bambina con un gelato.
Federico Spadoni

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