«Sono il padrone della spiaggia». Marinaio scroccava cene e bevute

Nove anni di reclusione al capo-pattuglia, sette anni al collega. Sono le pene chieste dall’accusa nei confronti di due marinai della Capitaneria di porto di Rimini accusati di concussione e altri reati, per avere scroccato cene e bevute gratis dopo i controlli in spiaggia. I fatti risalgono all’estate del 2015, in particolare Ferragosto e dintorni. In più occasioni, stando all’accusa uno dei due, sottufficiale quarantenne (M.Q. le sue iniziali), avrebbe cercato di approfittare del suo ruolo nella verifica di eventuali irregolarità e abusi in spiaggia, per poi farsi bello agli occhi degli amici scroccando cocktail nei bagni della movida riminese e ottenendo piccoli favori dietro la velata e neppure esplicita minaccia di successivi controlli ispettivi. Si sarebbe definito il “padrone della spiaggia”: difeso dall’avvocato Viola Messa di Lecce, da cinque anni è sospeso dal servizio. Regolarmente al lavoro, invece il collega 47 enne, difeso dall’avvocato Stefano Caroli. A puntare il dito contro di loro furono, inizialmente, il gestore di un bar del lungomare e un venditore ambulante: denunciarono di aver subito condotte vessatorie. La sera del 15 agosto 2015 il sottufficiale, passato dalla spiaggia per prenotare un tavolo nel vicino ristorante, aveva e ottenuto un mojito nel chioschetto dello stesso stabilimento di Marina centro. Ad alcuni presenti, tra cui un poliziotto libero dal servizio, non sfuggì l’atteggiamento del sottufficiale. In quella circostanza, il militare, nell’allontanarsi dalla battigia incrociò il venditore ambulante con la sua chincaglieria in esposizione: dopo averlo, l’uomo gli avrebbe preso una collanina e lo avrebbe congedato con un forte un pizzicotto sulla guancia.

Altri episodi si sarebbero verificati otto giorni dopo, in occasione di una cena. Dapprima gli atteggiamenti molesti nei confronti delle due cameriere. Qualche commento e poi l’invito a sedersi sulle sue ginocchia. Nei confronti di una il quarantenne avrebbe anche allungato le mani, sfiorandole la natica. Avrebbe invece afferrato da dietro i fianchi dell’altra, restando seduto al tavolo, e appoggiato all’indietro la nuca sul seno di lei (atteggiamenti che gli costano l’accusa di violenza sessuale). Infine era tornato alla carica con il gestore del chiosco sulla battigia costringendo ad offrire svariati drink, il mojito il più gettonato, ed altri superalcolici. Il sottufficiale aveva poi insistito con il deejay della struttura a riaccendere la musica (oltre l’orario consentito). Lo rassicurò: con lui lì non doveva temere ripercussioni né sanzioni. Gli imputati negano, sentenza attesa tra tre settimane.

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