Due flaconi da 10 ml, la stessa percentuale stampata in etichetta, prezzi simili. Visti sullo scaffale o in una pagina di e-commerce sembrano quasi identici. Eppure, se si potesse ripercorrere la loro storia a ritroso, si scoprirebbe che hanno poco in comune: piante diverse, metodi di estrazione diversi, oli di base diversi, controlli diversi.
Tutto comincia dalla pianta
L'olio di CBD nasce dalla Cannabis sativa L., in particolare dalle varietà di canapa coltivate per il loro profilo di cannabinoidi. Il cannabidiolo è uno dei composti naturalmente presenti nella pianta. Recenti studi scientifici hanno evidenziato che il CBD può interagire con il sistema endocannabinoide, l'insieme di recettori e molecole che l'organismo utilizza per regolare diversi equilibri.
La concentrazione di CBD non è uguale in tutte le parti della pianta: è più alta nelle infiorescenze e nelle foglie, mentre i semi ne contengono quantità trascurabili. Per questo l'olio di semi di canapa, che si trova in vendita anche al supermercato, è un prodotto completamente diverso: è un ottimo olio alimentare, ricco di acidi grassi essenziali, ma non è un olio di CBD. Confondere i due è l'errore più comune di chi si avvicina per la prima volta a questo prodotto.
Già in campo si decidono molte cose: la varietà coltivata, il metodo di coltivazione, il momento della raccolta, la cura con cui la biomassa viene essiccata e conservata. Una pianta coltivata senza pesticidi e raccolta al momento giusto offre un fitocomplesso più ricco e una materia prima più pulita da cui partire.
L'estrazione: il passaggio che definisce il prodotto
Dalla biomassa si ricava un estratto ricco di cannabinoidi. Uno dei metodi più diffusi per ottenere estratti puliti è l'estrazione con CO2 (anidride carbonica supercritica), che non lascia residui di solventi. È in questa fase che si decide il tipo di prodotto finale.
Un estratto full spectrum, o a spettro completo, conserva i diversi componenti della pianta: altri cannabinoidi, terpeni, flavonoidi. Un estratto broad spectrum mantiene un profilo ampio ma senza THC. I cristalli di CBD, infine, contengono CBD puro e praticamente nessun altro composto. Le formulazioni ad spettro ampio vengono spesso associate al cosiddetto effetto entourage, l'ipotesi secondo cui i composti della pianta agiscono meglio insieme che separatamente: un tema ancora oggetto di studio, che spiega però perché molti consumatori preferiscono un CBD full spectrum.
Nessuna di queste tipologie è migliore in assoluto. Sono prodotti diversi, pensati per preferenze diverse
L'olio vettore: metà del flacone di cui si parla poco
L'estratto CBD non viene venduto puro: viene disciolto in un olio vettore, che costituisce la parte più consistente del contenuto. I più usati sono l'olio extravergine di oliva, l'olio MCT ricavato dal cocco e l'olio di canapa. Il vettore incide sul gusto e sulla consistenza del prodotto.
Un buon olio di CBD indica sempre in modo chiaro quale vettore utilizza, e un buon produttore lo sceglie con la stessa attenzione riservata all'estratto.
Cinque domande da fare prima di scegliere
Più che chiedersi quale sia il miglior olio di CBD in assoluto, conviene porsi alcune domande sulla filiera del prodotto che si ha davanti:
Da quale canapa proviene il CBD e come è stata coltivata?
Con quale metodo è stato estratto?
Si tratta di un full spectrum, di un broad spectrum o di un isolato?
In quale olio vettore è disciolto l'estratto?
Chi vuole approfondire trova una guida su come scegliere il miglior olio di CBD in base a spettro, concentrazione e abitudini d'uso: un buon punto di partenza per tradurre queste domande in una scelta concreta.
Lamacoppa Leaf Sciences, un esempio di filiera italiana
Tra le aziende che hanno scelto di controllare l'intero percorso del prodotto c'è Lamacoppa Leaf Sciences, realtà italiana che coltiva canapa biologica e lavora la materia prima fino alla formulazione finale.
La gamma di oli CBD dell'azienda va dal 5% al 35% e comprende formulazioni full spectrum, broad spectrum senza THC e a base di CBD isolato, in olio extravergine di oliva o in olio MCT. Una scelta che riflette proprio il ragionamento di filiera: partire dalla pianta, decidere il tipo di estratto e solo alla fine stabilire la concentrazione desiderata.
Leggere la filiera, non solo l'etichetta
Il mercato dei prodotti a base di CBD è cresciuto in fretta e oggi offre scelte molto diverse tra loro. Per orientarsi, la percentuale stampata sul flacone è solo l'ultimo anello di una catena che parte dal campo. Chi coltiva la canapa, come la estrae, in quale olio la scioglie e quali controlli effettua sono le informazioni che fanno davvero la differenza.
Un produttore trasparente è quello che risponde a queste domande prima ancora che il cliente le ponga. È il modo più semplice per passare da un acquisto fatto per sentito dire a una scelta consapevole.
Nota editoriale: Le informazioni contenute nell'articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consiglio medico. I prodotti citati non sono destinati a diagnosticare, trattare, curare o prevenire patologie.