Chi porta l'auto in officina in Romagna per un tagliando quest'anno nota subito una cosa: l'olio motore costa più caro rispetto allo scorso anno. Non si tratta di un'impressione isolata. Secondo un'analisi di AUTODOC Insights, basata sui dati di mercato interni dell'azienda raccolti in 27 paesi, il prezzo dell'olio motore in Italia è aumentato del 6,5% tra gennaio e giugno 2026, come conseguenza della crisi legata allo Stretto di Hormuz.
La causa risale a una vicenda che sembra lontana dai garage romagnoli, ma che si è fatta sentire fin qui: il blocco dello Stretto di Hormuz, la rotta marittima più importante al mondo per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto. Prima della crisi, circa il 25% del petrolio mondiale e il 20% del gas naturale liquefatto passavano da questo stretto. Su AUTODOC è comunque possibile confrontare i prezzi correnti dei diversi tipi di olio motore prima di programmare il prossimo tagliando, così da capire quanto pesa realmente l'aumento sul proprio budget.
L'origine di un aumento venuto da lontano
Quando il conflitto tra Stati Uniti e Iran è scoppiato nel marzo 2026, bloccando la maggior parte del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio Brent, il riferimento per l'Europa, è aumentato di oltre il 53% in un solo mese, arrivando a quasi 103 dollari al barile. Ad aprile la crisi ha toccato il picco, con una media di oltre 108 dollari al barile. Solo a maggio i prezzi hanno iniziato a scendere, fino a circa 91 dollari al barile.
I prezzi dell'olio motore nei negozi, tuttavia, non hanno seguito questa discesa: una volta aumentati per coprire i costi più alti, sono rimasti sui nuovi livelli, senza tornare rapidamente a quelli precedenti.
Il legame, spesso ignorato, tra olio sintetico e petrolio grezzo
L'olio motore non è un liquido qualsiasi: riduce l'attrito tra le parti in movimento del motore, previene il sovraccarico termico e limita l'accumulo di sporco. Esistono tre tipi principali, minerale, semisintetico e sintetico, e quello sintetico, il più avanzato, è progettato chimicamente per funzionare bene anche in condizioni estreme. Complici le normative europee sulle emissioni e le esigenze dei motori moderni ad alta efficienza, l'olio sintetico rappresenta oggi oltre il 52% del mercato europeo.
Anche l'olio sintetico, però, continua a dipendere in larga parte dal petrolio grezzo come materia prima di partenza, nonostante le successive modifiche chimiche a livello molecolare. Qualsiasi interruzione nell'approvvigionamento di petrolio si traduce quindi, quasi inevitabilmente, in un aumento dei costi di produzione anche per l'olio di qualità più alta.
Il ruolo della paura, oltre a quello di domanda e offerta
L'analisi di AUTODOC evidenzia che gli aumenti di prezzo non sono stati causati solo da una reale scarsità di materie prime. In paesi come il Regno Unito, la Germania e l'Italia, i maggiori rincari si sono verificati prima ancora che le fabbriche restassero effettivamente senza materie prime. I fornitori hanno applicato un margine di rischio fin dall'inizio del blocco, per proteggersi da costi futuri che in quel momento non avevano ancora sostenuto.
Anton Dmytrenko, Senior Competitive Intelligence Manager di AUTODOC, osserva nel rapporto che la tendenza globale dei lubrificanti punta verso un aumento rispetto al livello di inizio 2026, anche se il comportamento varia da regione a regione. Secondo lui, il mercato del petrolio aveva già scontato la possibilità di un conflitto ancora prima che scoppiasse, e si può prevedere un andamento simile per l'olio motore: prima stabilità forzata dai fornitori, poi rincari per recuperare i margini, infine una correzione verso un nuovo livello di prezzo, più alto di quello di partenza.
L'effetto sugli automobilisti romagnoli
L'Italia si trova in una posizione intermedia rispetto agli altri paesi analizzati da AUTODOC: il 6,5% di aumento registrato è inferiore al 18,3% del Regno Unito o all'11,4% della Germania, ma comunque superiore al 2,5% della Svezia o all'1,8% della Francia. Per gli automobilisti romagnoli, questo significa che il tagliando resta più economico rispetto ad altri mercati europei, ma non è più esente dall'impatto della crisi internazionale.