La cessione del quinto dello stipendio è una forma di credito personale in cui la rata viene trattenuta direttamente in busta paga o nel cedolino pensione, fino a un massimo del 20% dell’importo netto mensile. Tradizionalmente riservata a lavoratori dipendenti con reddito stabile e pensionati, la sua applicabilità nei casi di forme contrattuali atipiche o lavoratori con anzianità ridotta merita un’analisi dettagliata, soprattutto in un mercato del lavoro sempre più variegato.
Requisiti generali per accedere alla cessione del quinto
Secondo quanto previsto dalle norme italiane, la cessione del quinto può essere concessa a lavoratori dipendenti del settore pubblico o privato e ai pensionati, purché ci sia un reddito fisso e continuativo e l’ente erogatore (datore di lavoro o ente pensionistico) possa trattenere la rata alla fonte. Il contratto di lavoro più facilmente compatibile con questa forma di finanziamento è quindi quello a tempo indeterminato, perché garantisce continuità reddituale e un quadro certo per l’ente finanziatore. Tuttavia, nella pratica la situazione è più sfumata quando si tratta di contratti atipici, piccole imprese o rapporti di lavoro di breve durata.
Parttime: la trattenuta è possibile, ma con valutazioni rigorose
I lavoratori con contratto parttime sono tecnicamente dipendenti e quindi potenzialmente possono richiedere la cessione del quinto, perché la normativa non esclude espressamente questa categoria purché il rapporto sia subordinato e continui. Tuttavia, nella valutazione del rischio, le banche e le finanziarie tendono a considerare con maggiore attenzione:
· la stabilità del reddito mensile, che nei parttime è naturalmente inferiore a quella dei fulltime;
· l’importo del quinto cedibile, che in questi casi potrebbe risultare troppo basso per coprire la richiesta di capitale desiderata.
In sostanza, la cessione del quinto è possibile anche per un lavoratore parttime a tempo indeterminato, ma l’importo ottenibile dipenderà dalla capacità di rimborso, dalla quota di reddito residuo e dalla sostenibilità personale della rata, che si può calcolare online su https://www.prestitiecessionedelquinto.com/.
Piccole aziende: serve criterio di solidità
Un’altra area di incertezza riguarda i dipendenti che lavorano in piccole imprese. Sulla base delle prassi delle finanziarie, per i lavoratori privati il requisito più importante non è solo il contratto del singolo, ma anche la solidità dell’azienda e la sua capacità di garantire la trattenuta della rata.
In molti casi, infatti, gli istituti richiedono che l’azienda abbia una certa dimensione minima in termini di dipendenti o fatturato per essere considerata assicurabile, condizione necessaria perché la cessione venga autorizzata. Per dipendenti di piccole aziende, la soglia di riferimento è spesso intorno ai 1016 dipendenti, con requisiti aggiuntivi di accumulo del TFR, ma queste soglie variano da istituto a istituto.
Per questo motivo, lavorare in una piccola azienda non esclude a priori l’accesso alla cessione del quinto, ma richiede una valutazione individuale da parte dell’ente finanziatore, con particolare attenzione alla solidità dell’azienda e alla sua storia contributiva.
Cooperative sociali: possibile ma con verifiche
La situazione dei lavoratori delle cooperative sociali rientra nella categoria dei dipendenti privati, ma anche qui la possibilità di ottenere la cessione dipende dalla valutazione della stabilità aziendale e dalla presenza di contratto a tempo indeterminato. In teoria non esiste una norma che escluda i dipendenti delle cooperative dall’accesso al quinto se rispondono ai requisiti di reddito e continuità. Tuttavia, le assicurazioni che coprono il rischio di perdita di impiego possono configurare la cooperativa come un datore di lavoro a rischio più elevato rispetto a realtà più solide, influenzando l’esito della richiesta. In altri termini, il settore delle cooperative sociali non è di per sé un impedimento, ma può determinare maggiore attenzione nella fase istruttoria della pratica.
Neoassunti: la questione del TFR e dell’anzianità
Una delle barriere più significative per i lavoratori appena assunti riguarda il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e l’anzianità lavorativa. La presenza di TFR accantonato è un elemento che solitamente viene considerato come un indicatore della capacità di rimborso e della sicurezza dell’impegno, specie per importi più elevati.
Per un neoassunto può essere difficile soddisfare questi parametri, soprattutto se non ha accumulato TFR sufficiente o ha un contratto a tempo determinato con scadenza ravvicinata. In questi casi alcune compagnie possono negare la richiesta o proporre condizioni più restrittive. Ciononostante, non è impossibile per un neoassunto ottenere la cessione del quinto. In situazioni specifiche, soprattutto quando il datore di lavoro è considerato affidabile e il reddito è stabile, è possibile accedere alla cessione, soprattutto se la durata del prestito è commisurata alla durata residua del contratto, come previsto in alcune eccezioni di prassi creditizia.
Elementi come la stabilità del reddito, la solidità del datore di lavoro, la presenza di TFR e il tipo di contratto restano determinanti nella decisione finale. In generale, mentre un dipendente con contratto a tempo indeterminato e datore di lavoro strutturato resta il profilo più agevolato per ottenere il finanziamento, anche i lavoratori con condizioni contrattuali più flessibili possono accedervi, purché soddisfino criteri di affidabilità specifici.