Catia Nardocci e il canto dell’amore: la poetessa premiata al “Pablo Neruda e l’Amore”

Ci sono voci che non cercano il clamore, ma la verità. Voci che nascono da un ascolto profondo, da un gesto di cura, da un’intuizione che diventa parola. La voce poetica di Catia Nardocci è una di queste: una voce che attraversa l’amore come si attraversa un paesaggio interiore, riconoscendone le ombre, le rinascite, le forme mutevoli.

Questa voce ha trovato un nuovo riconoscimento alla quarta edizione del Premio Letterario “Pablo Neruda e l’Amore”, dove la sua silloge Le forme dell’amore ha conquistato il primo premio. Dieci poesie come dieci stanze di un’unica casa emotiva: l’amore che accoglie, quello che resiste, quello che ferisce, quello che salva. Un mosaico di sentimenti che ha colpito la giuria per intensità, coerenza e profondità.

Vista la grande partecipazione, la commissione si è avvalsa anche del supporto di una agenzia internazionale con sede a Parigi, scelta che ha garantito un processo di valutazione rigoroso e trasparente. Un dettaglio che dà misura del valore del premio e della qualità delle opere in concorso.

A custodire e portare avanti questa manifestazione è stata Letizia Putrone, che con professionalità e dedizione ha raccolto l’eredità del marito, fondatore dell’associazione letteraria. La sua presenza, discreta e luminosa, ha dato alla serata un tono di gratitudine e continuità, trasformando il premio in un atto d’amore verso la poesia e verso la memoria.

Nella stessa occasione, Nardocci ha ricevuto anche una menzione speciale al Premio “Resilienza – L’oro nelle crepe” per Linea Viva, un testo che indaga la forza che nasce dalle fratture, la luce che filtra dalle imperfezioni.

Una poetessa che attraversa l’Italia con la sua voce

Catia Nardocci è oggi una delle voci più riconosciute del panorama poetico contemporaneo. Ha ottenuto premi in molte regioni italiane e all’estero, fino alla proclamazione come Poetessa 2026 in Basilicata, dove ha vinto in tre sezioni diverse. Le sue opere sono presenti in numerose antologie e ha pubblicato tre libri di poesia: Poeti di Pontevecchio, Semi di luce nell’universo e Reading Florentia, opere che testimoniano un percorso in continua espansione.

Di recente ha ricevuto anche una Menzione d’Onore al Premio Alda Merini per una silloge in romanesco dedicata alla poetessa dei Navigli: un omaggio che intreccia radici, identità e gratitudine.

L’amore come forza creativa

Nardocci definisce l’amore come “la trama invisibile che tiene insieme le nostre vite”. Nelle sue poesie l’amore non è mai un tema, ma una presenza: un respiro che attraversa le parole, un gesto che unisce fragilità e bellezza, un invito a guardare oltre ciò che appare.

«In queste dieci poesie ho voluto raccontare l’amore in tutte le sue forme» spiega. «L’amore che salva, quello che spezza, quello che ci insegna a rinascere. È la forza più potente che abbiamo».

Una rinascita che porta il nome di una città

E se oggi l’amore trionfa nelle sue parole, è anche perché un giorno, in un tempo silenzioso e difficile, Imola le ha offerto un varco. Non un luogo di dolore, ma di trasformazione. Una soglia dove la fragilità ha trovato ascolto, e l’ascolto è diventato voce.

Da quella città è germogliata una poesia nuova, più consapevole, più luminosa. Una poesia che oggi, sul palco del Premio “Pablo Neruda e l’Amore”, celebra la sua forma più alta: l’amore che nasce dalla rinascita, e la rinascita che diventa amore.

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