Sociale e ambiente: la chiave sostenibile di Terremerse

Quest’anno compie i suoi 111 anni. E da quella cooperativa di Massa Lombarda che si chiamava “Servizi a coloni, piccoli proprietari e affittuari”, di strada ne è stata fatta. Oggi quel gruppo di lavoratori romagnoli è diventato un modello nazionale per innovazione e resilienza nel settore agricolo. La cooperativa ha cambiato nome, si chiama Terremerse, e oggi conta 5.600 soci, più di 65 tra consulenti e tecnici e circa 400 dipendenti. Da Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, hanno raggiunto, nel 2020, la quota di fatturato di 179 milioni di euro. Il segreto del successo della cooperativa ravennate la racconta il suo direttore generale, Emilio Sabatini: «Abbiamo ritrovato con forza, a causa della pandemia, il valore del termine resilienza che, in poche e semplici parole, è la capacità di adattamento e gestione dei rischi di fronte a un problema o di fronte a un cambiamento», aggiunge. Oggi l’agricoltura sta cambiando, si evolve e segue oltre che le richieste del mercato, anche le imposizioni dei cambiamenti climatici. Si tratta, dice Sabatini, di una «fase di trasformazione epocale» per il mondo rurale, «preludio di un cambiamento che sta segnando il percorso del fare agricoltura nel nostro Paese e non solo».

A Bagnacavallo Terremerse racconta la sua lettura di sostenibilità, una chiave necessaria per capire che il rispetto dell’ambiente non è più solo la cura delle piante. «Dopo tanti anni che viene usato impropriamente, ritrova la sua vera identità sociale, ambientale ed economica – aggiunge – Non basta lavorare solo sulla parte strettamente economica in quanto grande valore di quello che facciamo quotidianamente arriva anche dalla percezione che diamo al mondo extra agricolo, pertanto serve tanta attenzione e spirito di mettersi in gioco nella comunicazione». Ma quale sarà il futuro del mondo rurale? «La strategia Farm to Fork e il Patto Europeo Green Deal avranno effetti importanti su produzione e prezzi dei prodotti, un’autentica rivoluzione che solo se supportata da una gestione dell’agroalimentare smart potrà trovare la giusta dimensione – aggiunge Sabatini – Agroalimentare ‘smart’ per noi significa rafforzare quello che già facciamo, con le opportunità che il mondo extra agricolo già ci offre da tempo, con particolare riferimento all’ambiente e ai cambiamenti climatici, all’alimentazione con prodotti sicuri, diversificati, nutrienti, naturali ed etici. Inoltre, ma non solo, innovazione e agricoltura di precisione».

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