Smart working, un’opportunità da sviluppare al meglio

«Sullo smart working la pandemia ha accelerato un processo di cambiamento, che per certi versi sarà irreversibile. E con le regole che ci stiamo dando può avere risvolti prevalentemente positivi”. Furono sei milioni, in Italia, i lavoratori che proseguirono la loro attività da casa durante la fase più critica del Covid. E secondo Francesco Marinelli, segretario della Cisl Romagna, in quella fase toccò l’80 per cento la percentuale di aziende che aveva fatto ricorso a questo strumento fra le province di Ravenna, Forlì- Cesena e Rimini: «In molti casi si deve parlare, meramente, di telelavoro – spiega ancora il numero uno della Cisl romagnola -. Ora la regolamentazione che si sta mano a mano portando nel concreto disegna un quadro di diritti ed una concezione differente».

Dal primo di aprile, parallelamente al superamento della fase di emergenza data dal Coronavirus, si procederà ad accordi individuali fra azienda e lavoratore per l’impiego da remoto. Un’innovazione che dovrà trovare pronte le imprese, ma anche i sindacati. E Marinelli reputa il cambiamento «un’opportunità, sia per le aziende che per i lavoratori». L’analisi del segretario cislino parte dall’assunto che «il lascito di questa fase di forzata accelerazione di questa trasformazione è positivo: si è superato un preconcetto, ciè che con lo smart working calasse la produttività. Ci si è accorti che in realtà, in molti casi, cresce addirittura».

E se anche ora «l’utilizzo di questo strumento è ovviamente molto calato», Marinelli sottolinea come il sindacato sia pronto alla «contrattazione: è questa la stella polare che deve guidare questo percorso. L’accordo quadro firmato dalle parti sociali su questo ambito disegna un quadro di diritti che chiarisce il concetto: un lavoratore in smart working non ha meno tutele di uno che si reca fisicamente al lavoro».

Il vertice della Cisl romagnola ricorda che la base dell’accordo quadro è la «volontarietà nell’utilizzo dello strumento e l’alternanza fra casa ed il luogo di occupazione, che è importante per il mantenimento con il contesto lavorativo. Poi è previsto l’obbligo di una fascia di disconnessione. Uno dei problemi che si sono rilevati durante il lockdown – ricostruisce Marinelli – era la continua reperibilità durante l’orario di lavoro, spesso anche oltre. Con il carico di stress che diventava insostenibile».

L’esponente della Cisl poi sottolinea la necessità che «la strumentazione informatica sia fornita dall’azienda», oltre all’importanza «della formazione, sia sul digitale, sia sul contesto lavorativo specifico. La lontananza, comunque non strutturale, del dipendente dal luogo aziendale non deve costituire un ritardo in questo senso. Rimane poi il fatto che l’assunto deve avere gli stessi benefit, sia che lavori a distanza che in sede».

Presupposti rispetto ai quali, dall’osservatorio sindacale, le aziende sono «volonterose di adottare questo strumento e di compendiarlo con le esigenze del lavoratore. Abbiamo molteplici richieste in tal senso.

L’assunto comune è la positività dell’esperienza dello smart working. E la contrattazione – conclude Marinelli – ci fornirà la possibilità di scommettere su un nuovo cambiamento culturale».

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