Smart cities, tra progetti innovativi e aumento delle colonnine

Una pianificazione urbanistica innovativa, capace di integrare tecnologie digitali e migliorare l’efficienza delle città. Una nuova concezione dei centri urbani che consenta di creare reti di trasporto intelligenti, servizi di distribuzione dell’acqua e di raccolta rifiuti integrati e potenziati, oltre a meccanismi più efficienti per illuminare e riscaldare gli edifici. È questo l’obiettivo delle smart cities, una definizione che sempre più spesso entra nel dibattito pubblico come la vera chiave di accesso per rendere sostenibili i grandi centri urbani.

La strategia europea

Il progetto delle città intelligenti è un pilastro della strategia europea per la neutralità climatica, obiettivo che l’Ue ha fissato per il 2050. Le aree urbane, infatti, ospitano il 75% della popolazione dell’Unione. A livello mondiale le città consumano oltre il 65% dell’energia disponibile, causando oltre il 70% delle emissioni di CO2. Poche settimane fa la Rome Business School ha pubblicato lo studio: “Smart cities e qualità dell’aria. I centri urbani italiani tra crescita sostenibile e buone pratiche di mobilità”. L’analisi fa luce su come la pandemia e la guerra in Ucraina abbiano accelerato la ricerca di nuove soluzioni tecnologiche in grado di mitigare l’inquinamento, ma anche di limitare il consumo di energia, una urgenza non solo economica ma anche ambientale soprattutto in tempi di siccità. Una aspirazione all’efficienza che può contare sui fondi di Next Generation EU.

I ritardi sulla qualità dell’aria

La ricerca analizza come l’Italia sia ancora poco green dal punto di vista della qualità dell’aria e debba diminuire drasticamente i livelli di PM10, PM2.5 e il biossido di azoto e lavorare ad esempio su mobilità sostenibile e uso più razionale dello spazio pubblico. Il nostro Paese viaggia inoltre a due velocità, con una distanza importante tra Nord e Sud in termini di performance ambientali, con problemi seri per quanto riguarda inquinamento atmosferico, perdite idriche, mobilità, trasporti pubblici, raccolta differenziata. Un gap che si registra anche nella trasformazione digitale e nella transizione verso la creazione di centri urbani 4.0.

I dati

La classifica delle 107 città “smart” vede oggi ai primi posti Firenze, Milano, Bologna e Roma. L’Emilia-Romagna, invece, è la più virtuosa sul fronte della raccolta differenziata, con un piano regionale che punta entro il 2027 a raggiungere l’80% di raccolta e il 66% per il riciclaggio dei rifiuti e a ridurre il rifiuto urbano pro capite annuo a 120 kg per abitante. Segnali interessanti si registrano sulle infrastrutture per la mobilità elettrica, sia pure con differenze eccessive da territorio e territorio. In Italia, riferisce Motus-E, abbiamo superato 30.000 punti di ricarica. Da giugno 2021 a giugno 2022 si è registrato un aumento del 32%. La Lombardia, con 5.080 punti, è la Regione più virtuosa e possiede da sola il 17% di tutte le installazioni. Seguono Piemonte (11%), Lazio ed Emilia-Romagna (10%), Veneto (9%) e Toscana (8%). Queste sei regioni coprono complessivamente il 64% del totale dei punti in Italia.

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