“Smarrimento” con Lucia Mascino a Bellaria-Igea Marina

Come diceva Cesare Pavese «L’unica gioia al mondo è cominciare». Pensandoci, è proprio così, oltre che un elogio degli inizi, del cominciare o ricominciare, lo spettacolo “Smarrimento”, monologo teatrale che nasce dalla collaborazione tra la regista vincitrice di tre premi Ubu Lucia Calamaro e l’attrice Lucia Mascino. Andrà in scena stasera alle 21 al cinema teatro Astra di Bellaria Igea-Marina. Prodotta da Marche Teatro, è un cabaret esistenziale, tragicomico in cui Lucia è una scrittrice in crisi, alle prese con personaggi iniziali di vari romanzi che non scriverà mai, perché non riesce ad andare avanti. Gli editori le organizzano reading/conferenze in giro per l’Italia, in modo da tirar su qualche economia mentre lei non produce niente di nuovo. Sul palco un’intensa Mascino, attrice ben nota al grande pubblico, da sempre divisa tra cinema e teatro, oltre alla tv.

Mascino, perché dire sì a questa pièce?

«In realtà credo di aver fatto molto di più. Diversi anni fa, mi contattò Lucia Calamaro per propormi uno spettacolo ma io ero impegnata. Mi dispiacque molto, vista la stima nei suoi confronti. Nel 2017 siamo riuscite a trovarci e a inizio 2019 finalmente siamo riuscite a provare e a debuttare».

Come si è preparata per entrare nelle vesti del personaggio?

«Posso dire che Lucia, esattamente come gli altri due personaggi Anna e Paolo, è nata con uno scambio di idee reciproche. Calamaro aveva preparato una bozza ma il tutto è nato strada facendo».

Lucia è una scrittrice in crisi, che non riesce ad andare avanti. Che tipo di donna è?

«È una donna con molti deflussi creativi; non ha filtri e pensa ad alta voce. Una donna buffa ma profonda, sensibile e anche un po’ agitata. Entra ed esce continuamente da sé. È un pochino come i personaggi dei film di Woody Allen».

Cosa significa per lei essere scrittrice?

«Avere un contatto con la memoria. Lei, esattamente come tutti noi, è fatta di tante sfumature che ondeggiano tra passato, presente e futuro. È delineata da un corpo ma è intrisa da tanto altro».

Per Anna la vita quale scopo ha?

«Se lo chiede continuamente. Probabilmente vorrebbe finire i suoi romanzi ma non vuole lasciare andare i suoi personaggi perché è affezionata a loro».

E nella sua la memoria è importante?

«È fondamentale. Purtroppo siamo un po’ tutto fagocitati dal presente che tendiamo a dimenticarci il passato, viaggiamo troppo veloci. Dovremmo soffermarci maggiormente su chi che siamo stati perché il racconto orale è importante».

Ha collezionato tantissimi riconoscimenti e premi per la sua carriera da attrice, ma cosa l’ha spinta a vestire i panni di altri?

«Mi è sempre piaciuto disegnare e trovavo che respirare arte fosse meraviglioso; mi sentivo libera nell’arte, grazie ad essa si può ragionare su se stessi e sugli altri».

Teatro, cinema e tv ma lei dove si esprime meglio?

«In teatro mi esprimo meglio; riesco infatti a vivere appieno il presente entrando in relazione con gli altri. Il teatro cerca di sviscerare quello che hai dentro».

Nuovi progetti?

«Il 22 dicembre sarò al cinema con “Il grande giorno” di Aldo, Giovanni e Giacomo».

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