Che impresa raccontare le cantine nell’anno del Covid, eppure Slow Wine ha deciso di farlo, con il rigore che contraddistingue la guida della Chiocciola che oggi ormai è la più letta nel settore. Dopo aver deciso undici anni fa di invertire la rotta che segnava all’epoca questo segmento editoriale, smettendola di focalizzare l’attenzione sulle etichette, e trasferendo l’obiettivo sugli uomini che il vino lo fanno e sulle terre che le loro stesse mani trasformano, scegliendo poi in particolare quelli che la terra la curano e la difendono, lo staff di Slow Wine, fatto di decine e decine di collaboratori sui territori, in quest’anno bloccato dal lockdown non si è fatto spaventare, e anzi ha messo in campo una serie di ulteriori novità.
Guida in evoluzione
Slow Wine 2021 ha sospeso, per questa edizione, il riconoscimento della Chiocciola alle aziende. «Era il simbolo assegnato a una cantina per il modo in cui interpretava valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con la filosofia di Slow Food. Per quanto siamo certi che chi ha lavorato bene fin qui lo abbia fatto anche nell’ultimo anno – spiega Fabio Giavedoni, uno dei due curatori nazionali, insieme a Giancarlo Gariglio –, non avendo potuto svolgere di persona le visite come facciamo ogni anni personalmente in azienda, ci è mancata la possibilità di dare un giudizio completo, quindi per coerenza e rispetto del lettore abbiamo fatto questa difficile scelta». Del resto la Chiocciola non è un “premio alla carriera” e i vignaioli lo hanno compreso, sanno che ogni anno va riconquistata. Rimangono quindi i riconoscimenti della Bottiglia, per le aziende che hanno espresso un’ottima qualità per tutte le bottiglie presentate in degustazione, e Moneta, riservato alle aziende che hanno espresso un buon rapporto tra la qualità e il prezzo della produzione. Abolita anche l’attribuzione di Grande Vino, mentre si è innalzata a 12 euro la soglia massima di prezzo a cui si possono trovare, sugli scaffali di un’enoteca, i Vini Quotidiani. «Abbiamo riformulato le schede sottraendo spazio ai termini sulle qualità organolettiche dei vini, privilegiando invece quelle che secondo noi sono le informazioni che interessano ai consumatori al momento dell’acquisto –spiega ancora Giavedoni –. Ad esempio, per ogni vino è stato introdotto un simbolo grafico che illustra le modalità e i contenitori in cui è stato vinificato».


Il digitale che aiuta i legami
Nell’anno in cui non è stato possibile tornare a casa dei produttori, dove fino all’anno prima si sono avviate conoscenze profonde, anche confidenze a volte nel dialogo fra collaboratori della guida e vignaioli, il contatto c’è stato, come per molte altre occasioni della vita sospesa fra marzo e maggio, attraverso il web. Ne sono nate una serie di interviste che ora diventeranno parte integrante della guida. Circa 940 cantine, sulle 1900 recensite da Slow Wine, avranno a margine della scheda un QR Code che rimanda al dialogo diretto col vignaiolo in un video caricato direttamente sul sito. La tecnologia è stato il mezzo attraverso cui mantenere quel legame, e Slow Food Editore alla fine ha deciso di condividerlo con i lettori. Video spontanei dei dialoghi in cui si sintetizzano storie, vicende personali, informazioni sui vigneti e sullo stile enologico. Istantanee di vita quotidiana che formano un racconto orale, e corale, del vino italiano. Nell’attesa di poter tornare a camminare insieme tra i filari, Slow Wine per la caparbietà dell’editore e dei suoi collaboratori, e per la stessa voglia di resistenza di tanti vignaioli, è uscita lo stesso. Verrà presentata domenica prossima a Milano, in libreria uscirà il 14 ottobre prossimo.
La Romagna
Questo che vi raccontiamo sulla Romagna è una vera e propria anticipazione di quello che si troverà in guida. «L’Albana è ora successo conclamato. Abbiamo trovato bei vini, belle interpretazioni con o senza macerazioni –fotografa il quadro generale Fabio Giavedoni –. Questa affermazione è la conseguenza di un lavoro lungo anni, non certo un colpo di fulmine. Se parliamo di Sangiovese, abbiamo ritrovato tanti bei prodotti, sia vini giovani che di annata. Certamente è sul “Sangiovese Superiore” che la Romagna sta lavorando bene, un po’ meno sulle Riserve dove si nota una maggiore eterogeneità nei risultati finali. In sostanza abbiamo avuto nelle nostre degustazioni l’ennesima dimostrazione, come sostengono anche alcuni enologi, che la Romagna è più un territorio dove il Sangiovese si esprime bene con vini giovani e non di lungo invecchiamento, ovviamente con tutte debite eccezioni, che ci sono». E dire che la Romagna negli ultimi lustri si era come “incaponita” nel puntare tutto o quasi sulle Riserve. «È comprensibile, anche per una questione di remuneratività della bottiglia –risponde Giavedoni –, ma un po’ sono cambiati i tempi e il gusto ricerca vini da bere con maggiore facilità. Un po’ c’è su questo fronte ancora una grande imperfezione sull’utilizzo dei legni, mentre laddove gli affinamenti avvengono in acciaio o cemento lo stile è già impeccabile». Come la Guida aveva poi auspicato l’anno scorso, «si vede già qualche bella espressione di Trebbiano, non parliamo di spumantizzazioni o chissà quali cose –sottolinea Giavedoni –. Speriamo che il Trebbiano segua la scia felice dell’Albana». Stando poi ai riconoscimenti che la Guida ha attribuito,« un territorio che emerge, senza nulla togliere al cuore enologico della Romagna: Brisighella, Faenza e Modigliana, è quello di confine dei colli imolesi».
I riconoscimenti
I “Vini Slow” sono vini di ottima qualità che provengono da una viticoltura “buona, pulita e giusta”, non necessariamente biologici ma prodotti con grande rispetto per la sostenibilità ambientale. Eccoli: Arcaica 2018, Paolo Francesconi (Faenza); Mezzelune 2018, Ca’ dei Quattro Archi (Imola); MonteRé 2016, Vigne dei Boschi (Brisighella); Romagna Albana Passito 2016, Fattoria Monticino Rosso (Imola); Romagna Albana Passito Scaccomatto 2016, Fattoria Zerbina (Faenza); Romagna Albana Secco SabbiaGialla 2019, Cantina San Biagio Vecchio (Faenza); Romagna Albana Vitalba 2019, Tre Monti (Imola); Romagna Sangiovese Brisighella Corallo Rosso 2018, Gallegati (Brisighella); Romagna Sangiovese Longiano Sup. Primo Segno 2018, Villa Venti (Roncofreddo); Romagna Sangiovese Sup. Predappio di Predappio Vigna del Generale Ris. 2015, Fattoria Alessandro Nicolucci (Predappio); Romagna Sangiovese Sup. Atto II 2018 Il Teatro (Modigliana).
La dicitura Vino Quotidiano viene riservato, invece, a una bottiglia dall’eccellente rapporto tra la qualità e il prezzo, che costa fino a 12 euro in enoteca. Ecco i “vini quotidiani” della Romagna : Perlagioia 2019, Ancarani (Faenza); Pignoletto Frizzante Sui Lieviti 2019, Fratta Minore (Castel San Pietro); Romagna Albana GioJa 2019, Giovannini (Imola); Sangiovese La Farfalla 2019, Marta Valpiani (Castrocaro); Romagna Sangiovese Predappio Il Sangiovese 2019, Noelia Ricci (Predappio); Romagna Sangiovese Sup. Oddone 2019, Tenuta La Viola (Faenza); Romagna Sangiovese Sup. Papesse 2019, Villa Papiano (Modigliana); Romagna Sangiovese Il Bosco di Pertinello 2019, Tenuta Pertinello (Galeata).

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