FORLÌ. In città ci sono otto tra sale scommesse, sale giochi, bar e tabaccherie con videolottery o in cui è possibile effettuare pronostici sportivi, che devono chiudere e trasferirsi altrove. Anzi, che dovrebbero essere già chiusi dal 31 dicembre scorso, motivo per cui ora scattano i controlli da parte di Comune, Polizia locale e Questura. Si dovrà accertare l’avvenuta cessazione dell’attività, pena l’applicazione di severe sanzioni e l’immediato e coattivo “giù le serrande”.

A renderlo noto in consiglio comunale è stata l’assessora alle Politiche per l’impresa, Paola Casara. Lo ha fatto interpellata da Daniele Vergini del Movimento 5 Stelle, il quale chiedeva se il Comune avesse provveduto a ordinare la chiusura delle attività nelle quali è previsto il gioco d’azzardo e che non distano più di 500 metri di distanza dai cosiddetti “luoghi sensibili”: scuole, ospedali, case di riposo, impianti sportivi e luoghi di culto. Per combattere le ludopatie, infatti, la Legge regionale 5 del 2013 impone una distanza di almeno 500 metri da questi centri di aggregazione frequentati da giovani e anziani. Chi non rispetta il requisito deve chiudere e trasferirsi altrove. A inizio 2019, poi, un’ulteriore legge dell’Emilia-Romagna (la 68) fissava al 31 dicembre la data limite.

A Forlì gli esercizi che ospitano apparecchi di gioco sono 143 e 122 di questi (l’85%) sono sotto distanza e dovranno quindi disinstallare le slot una volta scaduto il contratto con i concessionari.
E quindi? «Non daremo proroghe come ha fatto Modena – ha spiegato Casara -. Il 13 gennaio abbiamo comunicato il divieto di prosecuzione dell’attività ai luoghi dove si scommette e che non rispettano i vincoli, poi il 17 abbiamo avuto un incontro in Questura per concordare le modalità di controllo e ora la Polizia locale verificherà se 8 attività abbiano effettivamente chiuso. In caso contrario scatterà il procedimento di emissione del provvedimento di cessazione e l’ordinanza per applicazione delle sanzioni». Ci sono, poi, altri 90 esercizi autorizzati nei quali «scatteranno controlli a tappeto degli agenti per accertare che gli apparecchi in funzione rispettino la scadenza e le direttive impartite dalla delibera regionale».
Tutto sotto controllo? Pare, ma il M5S storce il naso. «Cattolica ha subito emesso ordinanze di chiusura entro 15 giorni e il suo sindaco ha subito minacce e ritorsioni per il suo coraggio. Le attività hanno avuto due anni per spostarsi, non serviva altro tempo».

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