FORLI’. «Ben venga, questo decreto… ma mi sembra che vada incontro ai grandi festival: Ravello, Ravenna, Verona… A parte un parere della Commissione tecnico-scientifica che prescrive le 1.000 persone all’aperto e 200 al chiuso, non sappiamo ancora esattamente infatti quale sarà il destino degli spettacoli a teatro, visto che con queste prescrizioni salteranno la sostenibilità e la capacità di essere virtuosi nel rapporto con gli spettatori, e anche la possibilità di utilizzare le strutture in estate, visto che l’aria condizionata non può venire usata».
Pacato ma deciso Ruggero Sintoni fa il punto della situazione di chi lavora con il teatro e per il teatro, dopo quasi tre mesi di chiusura e con prospettive di ripresa nebulose, anche dopo il decreto che fissa la riapertura di cinema e teatri al 15 giugno. Accademia Perduta/Romagna Teatri, centro stabile di produzione teatrale di cui Sintoni con Claudio Casadio è direttore artistico, gestisce anche parecchi fra i principali teatri della Romagna, dal Masini di Faenza al Fabbri di Forlì all’Alighieri di Ravenna. «Ben vengano tutti i modi per far vedere che siamo vivi, e dal canto suo il decreto sarà in vigore fino al 31 luglio: quindi ci auguriamo che da settembre – ottobre si possano avere agibilità meno ridotte, e che poi da gennaio i teatri possano riaprire… in tutto il loro splendore! La stagione del Fabbri, per esempio, è già pronta anche se ora tutto è sospeso. Ma ne siamo sicuri: riaprirà!».
Gli spettatori chiedono cosa aspettarsi.
«La legge prevede voucher, validi 18 mesi, per chi ne farà richiesta, a coprire abbonamenti e biglietti già acquistati, anche se non ci siamo ancora potuti muovere, perché anche gli uffici saranno chiusi fino al 15 giugno… Però non ci sentiamo soli: lavoriamo a contatto quotidiano con amministratori e dirigenti dei Comuni, e con loro stiamo cercano i modi di riaprire, certo non in queste condizioni…».
Accademia Perduta è anche un’impresa.
«Dal 24 febbraio abbiamo i camion fermi degli allestimenti di “L’abisso” e “La classe”, e delle cinque formazioni di “Teatro ragazzi”: oltre agli attori, parliamo dei tecnici, dei lavoratori a chiamata: chi fa funzionare la “macchina” del teatro! E poi l’indotto: i bar, i ristoranti… con il blocco del teatro si bloccano pezzi interi di città. Nel mio ruolo di presidente Agis nazionale, e del settore dello spettacolo dal vivo di Agis regionale mi trovo a partecipare a decine di video-conferenze con il Ministero e con tutte le categorie, ma a tutt’oggi non si sa neppure se le circolari applicative verranno da Roma o da Bologna. L’unica cosa certa è… l’incertezza sul nostro settore!».
I primi a chiudere e gli ultimi a ripartire…
«E con un ulteriore paradosso: le realtà virtuose come la nostra, enti privati che però producono per il pubblico, animando e facendo incassi nei teatri dei Comuni, di fatto sono le più penalizzate. E dire che questo “sistema” lo abbiamo inventato proprio noi, in Emilia-Romagna, negli anni Ottanta, un modello nazionale e internazionale studiato da università come la Bocconi che ha dimostrato come un sistema di rete, basato su un’economia di scala che permette di reinvestire sulla qualità artistica, sia di massima rilevanza per un Comune, che ne usufruisce attraverso il proprio teatro. Per questo, in una situazione per cui manca totalmente una “letteratura”, gli amministratori dei nostri Comuni stanno lavorando ben oltre l’orario d’ufficio perché si possa essere operativi, consapevoli che i teatri civici sono un fiore all’occhiello delle Amministrazioni, in campo culturale…».
L’ipotesi degli spettacoli all’aperto comunque pare che non la convinca del tutto.
«Sono stato fra i redattori dei protocolli anti-Covid elaborati dall’Agis, quindi conosco bene la normativa e la sua logica, ma le arene non possono essere l’unica risposta, mentre mi chiedo anche come si potrebbe mantenere la “distanza sociale” su un palco… Però troveremo soluzioni, perché la nostra volontà è quella di esserci, di poter programmare le stagioni, di recuperare gli spettacoli saltati. Grazie alle grandissime competenze dello staff, che in parte continua a lavorare proprio per non bloccare tutto, risponderemo ai tanti messaggi di vicinanza e di stima del nostro pubblico. Lo abbiamo già fatto con la campagna “Torneremo ad applaudire” ma vogliamo tornare a farlo di persona: il teatro nasce più di duemila anni fa qui, in questo continente, è patrimonio e identità dell’intera Europa, ma prevede la ritualità del contatto, dell’esserci, del rapporto diretto fra pubblico e attori. Il teatro è portatore di verità, e le vicende di Medea, di Antigone… sono attuali e arrivano all’anima più della cronaca stessa, perché sono filtrate dai millenni di storia che hanno alle spalle. Così, chi acquista un abbonamento teatrale, fa prima di tutto un contratto sentimentale, basato su aspettative, emozioni, socialità. Siamo imprenditori, è vero, ma abbiamo un ruolo prioritario: rendere “comunali” e “comuni” i teatri, patrimonio di pubblici diversi, bene delle comunità e del loro vivere “sociale”».

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