Sindaci in pressing per i confini blindati durante le feste

Tre sindaci uniscono le loro voci in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e per conoscenza al presidente della Regione Stefano Bonaccini, per chiedere di togliere il divieto rigido di uscire dal proprio comune di residenza previsto per le giornate festive del 25 e 26 dicembre e dell’1 gennaio. Un’esigenza pressante più che mai in alcune piccole frazioni dove «i residenti, in molti casi, sono lontani dai propri familiari qualche decina di metri, ma la presenza di un confine con un altro Comune impedisce loro, di fatto, di celebrare le prossime festività insieme ai propri cari».

Le richieste dei tre sindaci

Luciana Garbuglia, Andrea Gnassi e Alice Parma, primi cittadini rispettivamente di San Mauro Pascoli, Rimini e Santarcangelo, hanno deciso di fare ufficialmente presente quella che ritengono una decisione «illogica», auspicando «un provvedimento nazionale» che superi una limitazione che non va proprio giù a molti cittadini. Ma come fare? Secondo i tre sindaci, bisognerebbe «consentire la possibilità di spostamento, anche nei giorni delle prossime festività natalizie, tra comuni della stessa provincia e auspicabilmente anche tra province limitrofe della stessa regione». A loro parere, per scongiurare il rischio dei soliti assembramenti nei tradizionali incontri con parenti o amici, è sufficiente «mantenere il limite delle 6 persone per abitazione, così da consentire il ricongiungimento solo e soltanto ai nuclei familiari ristretti».

Qualche esempio di assurdità

Garbuglia, Gnassi e Parma citano come assurdità esemplare quella della frazione di San Vito, «divisa tra i tre Comuni dai quali è partita l’iniziativa». Ma sono tante le località dove ci sono «residenti lontani dai propri familiari qualche decina di metri, ma la presenza di un confine con un altro comune impedisce loro, di fatto, di celebrare le prossime festività insieme ai propri cari». Garbuglia parla per esempio di una sammaurese che per andare nel proprio palazzo comunale deve per forza passare da una strada nel territorio di Savignano, perché non ci sono alternative. Un’altra situazione decisamente complicata è quella della Frazione di Fiumicino, in bilico tra i comuni di San Mauro Pascoli, Savignano e Gatteo.

I pensieri di Conte

La lettera da San Mauro Pascoli, Rimini e Santarcangelo a Palazzo Chigi potrebbe trovare soddisfazione, almeno in parte, perché Conte starebbe valutando un’apertura, sotto forma di «interpretazione estensiva delle situazioni di necessità che giustificano lo spostamento tra comuni». Così sostiene l’Ansa, sulla base di indiscrezioni di fonte parlamentare.

Le deroghe di Bonaccini

Intanto, il presidente della Regione Stefano Bonaccini chiede, in nome del buon senso», di concedere «una deroga per chi va dal papà o dal nonno, per non lasciarlo solo». Aggiunge però di condividere le restrizioni, perché «bisogna stare attenti alla terza ondata».

La critica di Marco Di Maio

Infine, anche il deputato forlivese di Italia Viva, Marco Di Maio, chiede di correggere «storture» che penalizzano «i piccoli comuni lontani dai grandi centri urbani», i cui abitanti «non potranno fare nulla in quelle giornate, nemmeno andare a salutare i propri cari nei giorni delle feste, mentre nelle grandi città, nei comuni capoluogo, ci si potrà spostare liberamente». Segnala inoltre una contraddizione: «Il pericolo di assembramenti è inferiore il 1° gennaio che il 31 dicembre, quando invece ci si potrà muovere liberamente».

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