La sindaca formalizza le dimissioni Scontro finale in Consiglio

La sindaca formalizza le dimissioni Scontro finale in Consiglio

IMOLA. «Sono stata una sindaca commissariata fin dall’inizio». La sindaca Manuela Sangiorgi ha formalizzato le proprie dimissioni nel suo ultimo consiglio comunale di ieri, sintetizzando molto, il messaggio della sera prima in piazza. Parla ancora di «campi minati» tutto intorno a lei da parte di enti, controllate, istituzioni, ma annuncia anche che nei prossimi giorni i cittadini riceveranno a casa un resoconto di quanto realizzato dalla sua giunta, che avrebbe saputo «indirizzare la città in un percorso virtuoso mai visto prima». Poi c’è il carico di risentimento per la sua parte politica, da cui si era già definita «tradita» la sera prima. «Non c’è mai stata una forza nazionale che mi abbia sostenuto, poi ci sono stati gli atteggiamenti distruttivi di una parte della mia maggioranza in consiglio comunale, atteggiamenti che nulla hanno a che fare con il rispetto nel confronto dei cittadini, dell’ente, della giunta e del sindaco». Aspetterà poi che tutti abbiano parlato, risponderà solo al consigliere grillino Fabrizio Favilli che ha guidato la “rivolta”, apostrofandolo come «ragazzino che deve ancora crescere», poi ringrazia presidenza del consiglio comunale, giunta e tutti i dipendenti ed esce dall’aula annunciando di andare a protocollare le proprie dimissioni.

Il silenzio della giunta
Tacciono tutti gli assessori, parla solo il vicesindaco Patrik Cavina, che non rigira il coltello nella piaga ma si capisce che non ha gradito l’epilogo, e la sindaca non la guarda mai in faccia. Nemmeno quando ricorda che «io, lei, Frati e Resta eravamo un gruppo all’opposizione e insieme si è lottato per chiudere la discarica e per molte altre battaglie». Fa capire che l’invettiva contro il Movimento non la condivide, e infatti con l’assessora Resta è il solo a raggiungere ex assessori cacciati e militanti fra il pubblico. «Abbandonare la nave in questo momento non è quello che mi aspettavo, mi dispiace. Ci sono temi da portare avanti, io domani sarò in Città metropolitana con il sindacato per la vertenza dei lavoratori della Cogne. Il nostro programma era impegnativo ma avremmo potuto realizzare una buona parte».


Consiglieri attoniti
Persino il Pd si dice sorpreso. «Quello di annunciare le dimissioni in piazza è sicuramente un metodo inusuale – ha detto il capogruppo del Pd, Roberto Visani – ma ormai siamo un po’ abituati al suo stile, però siamo rimasti sorpresi, perché devono essere luoghi istituzionali come questo quelli in cui si comunicano scelte importanti che riguardano non solo i propri sostenitori ma tutti i cittadini. Rispetto l’aspetto umano di questa scelta, ma rimarchiamo l’isolamento istituzionale in cui la sindaca si è cacciata, perché fin dall’inizio non ha percorso la strada del dialogo e della mediazione. Le conseguenze di una maggioranza divisa non possono che essere l’epilogo che stiamo celebrando qui oggi». Giuseppe Palazzolo di Patto per Imola, che ha sorretto spesso la sindaca, anche votando, dà un colpo al cerchio e uno alla botte: «Non si nasce sindaci, lo si diventa basta volerlo. In politica si ha ragione se si riesce a fare sintesi anche nello scontro». Ammette che non c’erano per lei le condizioni di cambiare, la difende dagli attacchi personali, ma la accusa di aver abbandonato «i cittadini che l’avevano votata». Dalla Lega parte la difesa di Simone Carapia che come sempre rivendica al sostegno del Carroccio la vittoria al ballottaggio del 2018. Definisce «coraggiosa la scelta della sindaca», che ha dimostrato così «di non essere attaccata alla poltrona». Daniele Marchetti «prende atto della decisione» e rimarca come il «cambiamento che i cittadini chiedevano non c’è stato. È stata solo una parentesi che mi auguro ne apra un’altra ben più forte chiara e decisa che veda il centrodestra come compagine principale» e sventola la gigantografia della tessera del suo partito. La nuova campagna elettorale è cominciata.

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