Simone Cristicchi al teatro Galli di Rimini

Canzoni inedite. Canzoni famose. Momenti privatissimi dal proprio album di ricordi del passato e del presente. Simone Cristicchi nel suo nuovo spettacolo Alla ricerca della felicità si racconta, questa sera e domani al teatro Galli, con parole e musica. Un best of del percorso artistico, teatrale e musicale, e un viaggio nella sua storia personale, in cui rispecchiarsi, con cui commuoversi e divertirsi. Ti regalerò una rosa, Abbi cura di me e altri grandi successi insieme alla più recente Le poche cose che contano e ad altre novità.

La scenografia è semplice, scarna. A scandire la narrazione sette parole chiave che descrivono le tappe della felicità.

«L’idea di questo spettacolo è nata tre anni fa sotto forma di documentario e poi di libro – spiega Cristicchi – e dal bisogno di rispondere alla domanda sull’essenza della felicità. Non interpreto nessun personaggio. C’è un canovaccio e ogni sera mi piace variare, improvviso in base al momento che si manifesta. Racconto storie intime che mi riguardano e che per lungo tempo non ho mai affrontato».

Attenzione, lentezza, umiltà, memoria, talento, noi e cambiamento, questi i valori per una gioia non effimera.

Alla parola cambiamento quale episodio della sua vita è legato?

«Sicuramente alla mia infanzia. A 10 anni ho perso mio padre. Ero piccolo. Non accettavo la sua morte. Ero arrabbiato, infelice. Ci sono voluti tanti anni per capire, superare e oggi se sono un artista lo devo a quel dolore. Attraverso la mia fantasia mi ero creato un mondo artificiale, un rifugio perfetto che raccontavo con il disegno. Ho iniziato come fumettista e l’arte mi ha aiutato a guarire».

E per quanto riguarda la lentezza?

«È un valore che abbiamo ricominciato a considerare, soprattutto in questo momento storico. Lo stato di concentrazione è fondamentale. Oggi si è sempre più distratti da un mondo che ci vuole anestetizzare. Fare attenzione diventa una modalità rivoluzionaria. La fase della quarantena è stata un amplificatore della creatività. Durante la pandemia ad esempio ho scritto dieci canzoni, quelle che non sono in questo spettacolo sono confluite nello spettacolo Paradiso».

Quanto è importante guardarsi dentro?

«È fondamentale. Dai 40 anni ho iniziato a fare un viaggio nel mondo dell’invisibile, dell’impalpabile e mi sono avvicinato alle figure del misticismo sia cristiano che orientale. Mi sono perso e ritrovato più volte in questa ricerca che è indispensabile per ogni essere umano. Ho incontrato il silenzio dei monasteri, delle suore di clausura. Ho incontrato Don Luigi Verdi, il filosofo Marco Guzzi per riempire quel vuoto di senso che è una vera e propria malattia».

Cosa ha imparato?

«Che qualsiasi cambiamento esterno deve passare da un cambiamento individuale. L’essere umano è il fattore di trasformazione del mondo. Nel pubblico che ho incontrato fino ad ora vedo proprio questa energia, questa necessità di interrogarsi e di parlare di ciò che è veramente importante». Inizio alle ore 21.

Info: 0541 793811

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