Siccità, torna a soffrire il fiume Po

Fa caldo in queste settimane e il Po ne soffre: è in secca e lo stesso livello idrometrico della scorsa estate. La situazione è particolarmente critica e a soffrirne ne è tutto l’habitat circostante, con flora, fauna e con le comunità antropiche che vi vivono accanto e grazie al Po hanno fatto una parte della loro fortuna.

La dorsale adriatica e la Romagna, secondo quanto si legge nel report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, stanno soffrendo della mancanza d’acqua. Continua la decrescita delle portate anche nel fiume Po, particolarmente evidente nel mese di marzo, soprattutto a causa dei mancati apporti idrici dai torrenti appenninici: dagli inizi del mese la portata si è quasi dimezzata ed è ben al di sotto della media di periodo (-45%).

Continua così, in attesa delle precipitazioni primaverili, la “magra” del fiume, nonostante le ricche riserve nevose presenti sull’arco alpino.

Le zone contermini alla foce del fiume Reno sono inoltre largamente sotto media nelle precipitazioni, conformando i territori meridionali a quanto già registrato l’anno scorso a Nord del corso d’acqua. Tutti in calo e largamente sotto le portate del periodo sono gli altri fiumi emiliani con l’Enza, che tocca il minimo storico a 2,4 metri cubi al secondo (precedente record: mc/sec 3,9) ed il Secchia, che segna mc/sec 3,1 contro una media mensile di mc/sec 31,2.

«I dati confermano l’accentuarsi del regime torrentizio dei principali corsi d’acqua, cui si deve rispondere, creando nuovi bacini per trattenere le acque di pioggia ed una rete in grado di trasferire acqua fra territori che, anche a breve distanza, possono avere condizioni radicalmente diverse», spiega Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue.

«Siamo in avvio della stagione irrigua, ancora caratterizzata da forti escursioni termiche pur con temperature in rapido rialzo – dice Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – Lo stato delle disponibilità idriche indica sofferenza, pur lenita dal progressivo scioglimento delle nevi montane, per uno dei ‘giacimenti’ dell’agricoltura italiana di qualità, quale l’Emilia-Romagna, dove fondamentale per l’irrigazione si conferma il ruolo del canale Canale Emiliano-Romagnolo. In prospettiva deve indurre a riflessione il trend di crescente aridità lungo la dorsale adriatica, il cui deficit idrico viene aggravato dalla pressione antropica, soprattutto durante i mesi estivi. Per questo sono necessari interventi infrastrutturali, che ristorino il territorio e rispondano all’aumento stagionale di richiesta d’acqua».

«In Emilia Romagna – commenta Coldiretti – sono scattate le irrigazioni di soccorso da Parma sui campi seminati a Ferrara negli impianti di fragole e nei vivai, da Modena sulle piantine di pomodoro e di meloni a Ravenna su ortaggi e verdura, kiwi e vigneti fino a Piacenza su cipolle, mais e frumento».

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