Siccità, per Romagna Acque “Ravennate più a rischio”

Come anticipato dalla Regione, anche Romagna Acque conferma che per quanto riguarda la situazione idropotabile «il Ravennate è la zona in prospettiva più critica». Le poche gocce cadute ieri legate a nuvoloni “da calore” non hanno mutato la situazione che resta di allerta dopo che martedì l’Emilia Romagna, a seguito della riunione urgente della Cabina di regia per l’emergenza idrica, ha ufficialmente decretato lo stato di crisi regionale con l’annuncio della richiesta dello stato di emergenza. «Come esplicitato a livello regionale – spiega una nota di Romagna Acque –, l’aspetto più critico riguarda l’utilizzo della risorsa per uso irriguo agricolo, ma la situazione, pur complessa, al momento non è a livello tale da mettere in discussione l’approvvigionamento idropotabile». Per ora nelle tre province romagnole il quadro della risorsa idropotabile non è critico, per quanto esistano zone che in prospettiva potrebbero registrare sofferenze. E la situazione di Ridracoli lo prova: la diga registra un livello di 28.200.000 metri cubi d’acqua (su un massimo possibile di 33 milioni), soglia superiore rispetto ai più recenti anni critici (nel 2017 era di 25milioni, nel 2007 addirittura di 21.875.000). «La soglia minima di prelievo (prevista attorno ai 5 milioni) è dunque ancora molto lontana, e lascia abbastanza tranquilli anche rispetto alle richieste idropotabili della riviera durante l’estate, che mediamente incidono per circa 15-18 milioni nel periodo compreso fra giugno e settembre» confermano da Romagna Acque dove viene analizzata la situazione del Ravennate in cui «buona parte delle risorse utilizzate in estate proviene dai due potabilizzatori situati nei pressi della città, il Nip1 delle Bassette e il recente Nip2 della Standiana. Quest’ultimo, in particolare, riceve acqua dal Po tramite il Cer, il cui utilizzo primario riguarda però l’agricoltura. Proprio la situazione siccitosa del Po rischia di portare, nei prossimi giorni, ad una sostanziale chiusura dell’impianto ferrarese del Palantone, che fornisce l’acqua dal Po al Cer; in quel caso, anche l’impianto della Standiana non riceverebbe più acqua. In considerazione della probabile emanazione dello stato di emergenza idrica regionale, si confida che si possa continuare a prelevare in sicurezza l’acqua necessaria dal Cer attraverso il Po per alimentare i due principali impianti di potabilizzazione; in caso contrario, sarà necessario riequilibrare diversamente le fonti di approvvigionamento del territorio ravennate». Alla luce dell’andamento, Romagna Acque si associa alla Regione nell’esortare la cittadinanza a non sprecare acqua, evitando, ad esempio, eccessivi lavaggi di auto. «D’altro canto – sottolinea il presidente, Tonino Bernabè – questa ennesima estate siccitosa ci conferma da un lato la validità della scelta strategica fatta alcuni anni fa, quando decidemmo di realizzare il nuovo impianto della Standiana e di favorire un’ulteriore integrazione fra le diverse fonti idropotabili, anche al fine di ridurre progressivamente il consumo da falda. Dall’altro lato, ci pare che l’ipotesi di aumentare la captazione di 15-20 milioni di metri cubi annui grazie a un nuovo invaso in Appennino che possa contenere questi volumi, sia sempre più contingente. La scelta di realizzare nuovi invasi potrebbe essere la soluzione più idonea e urgente per fare fronte ai fabbisogni».

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