Siccità: “Ormai in Emilia-Romagna piove meno che in Israele”

Le piogge sono arrivate e in Romagna sono anche state “intelligenti”, ma non sufficienti. “Dopo periodi così prolungati di assenza di pioggia, oltre cento giorni nel 2022, ma è il terzo anno consecutivo di siccità, rende molto bene l’idea dell’importanza di questo tipo di precipitazioni la definizione “intelligenti” del meteorologo Pierluigi Randi. Si è trattato infatti di piogge non violente e distribuite nell’arco di molte ore – afferma il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi –  È purtroppo  evidente che non bastano e servirebbe altra pioggia per dare respiro ai terreni arati o seminati. Oltre ai seminativi, con la totale ripresa vegetativa, anche frutteti e vigneti andranno in stress idrico”.

La situazione è grave anche dove ci sono sistemi di irrigazionesia con invasi interaziendali sia con acqua del Cer (Canale emiliano romagnolo), che viene dal Po“Nel primo caso ci sono difficoltà a riempirli – specifica Misirocchi – nel secondo il livello del fiume Po rappresenta una preoccupazione reale, con la secca più grave invernale degli ultimi 30 anni. A queste difficoltà si aggiunge il fatto che per irrigare serve energia elettrica o gasolio, e il rincaro dei prezzi andrà a incidere sui costi di produzione in maniera significativa”.

Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna

In Emilia-Romagna piove ormai meno che in Israele e i circa 35mm medi caduti nei giorni scorsi in Romagna sono solo un piccolo ristoro, appena sufficiente a far sciogliere il concime e far crescere il mais. Il nostro territorio a vocazione ortofrutticola e cerealicola è in sofferenza a causa di questo deficit. Le previsioni dell’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani, ad esempio, stimano un calo medio del 50% del grano, duro e tenero, e per altre produzioni tardive un calo medio di circa il 20%, se pioverà bene e arriverà nutrimento e al netto di danni da geloQuesta situazione siccitosa conferma i cambiamenti climatici in atto, con la necessità per gli agricoltori di costruire invasi interaziendali per avere disponibilità di acqua – afferma Misirocchi – È l’ennesima prova che la crisi idrica va affrontata con progetti e piani europei di adattamento climatico, più ricerca e innovazione a portata delle aziende agricole, con infrastrutture di conservazione dell’acqua piovana e con una nuova rete idraulica per il Paese”

Lo spettro che preoccupa non poco è rappresentato da fenomeni temporaleschi estremi, che incrinerebbero ulteriormente il livello idrogeologico con pericolo di frane, e dalle previsioni di cambi bruschi delle temperature che riaccendono i timori per le gelate tardive, che nel 2021 provocarono oltre 800 milioni di danni alla frutticoltura primaverile ed estiva.

Per Cia, quindi, si fa sollecita l’urgenza di stringere il cerchio su questioni chiave contro il cambiamento climatico, con strumenti, più adeguati e flessibili, in ambito assicurativo e di gestione del rischio. Occorre portare a vantaggio delle imprese l’agricoltura di precisione e occuparsi della difesa attiva delle colture, incentivando investimenti in tecnologie specifiche di protezione sia tradizionali sia innovative e multifunzionali. 

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