Siccità, gli ambientalisti: “Piante, usiamo acqua del depuratore”

Utilizzare le acque depurate dall’impianto di Santa Giustina per innaffiare le piante e le aiuole in grande sofferenza a causa della siccità.

Il Coordinamento delle associazioni ambientaliste e animaliste di Rimini lancia un appello al primo cittadino, ad Anthea ed Hera: «Non possiamo permetterci di perdere il nostro patrimonio verde – gridano -, mentre solo il Parco del mare è innaffiato, e abbondantemente. Con acqua potabile di acquedotto, immaginiamo».

La proposta

Di fronte a lecci colpiti da fitopatologie che si stanno aggravando, a ippocastani e robinie che hanno sete come in viale Principe Amedeo, in via Sinistra del Porto o in viale Dardanelli, e ad aiuole che stanno morendo, «usiamo l’acqua depurata per salvare il nostro patrimonio verde – propone Antonio Brandi, a nome di Anpana, Asoer, Dna, Enpa, Fiac, Fondazione cetacea, Italia nostra, Legambiente Valmarecchia, L’umana dimora, Terra blu, Rimini Smoke Box e Wwf – e rendere la città più resiliente agli effetti del cambiamento climatico».

Fra l’altro, «da tempo abbiamo proposto informalmente all’architetto Bastianelli (dell’ufficio Verde del Comune, ndr) di usare acqua del depuratore per alimentare con autobotti almeno le sacche verdi Treegator già installate su molte piante – aggiunge -, ma anche per innaffiare aiuole e almeno gli alberi di più recente impianto o in stato di più evidente sofferenza».

Insomma, «chiediamo di verificare urgentemente con Hera e Anthea la possibilità di prelevare per i primi interventi e almeno per il resto della stagione secca direttamente o in prossimità immediata del rilascio (all’altezza dello stadio del baseball, ndr) – continua -, o direttamente dal deviatore Marecchia, richiedendo le necessarie autorizzazioni, la risorsa idrica necessaria per tutelare almeno la parte più fragile del nostro patrimonio verde».

Problemi burocratici

A mettersi di traverso, come spesso succede, è la burocrazia. «Dall’assessorato all’ambiente ci è stato risposto che si sta valutando il problema. Ci sono problemi burocratici, servono verifiche e autorizzazioni – spiega Brandi -. Ma la situazione si sta aggravando, occorre agire in fretta, assumendo scelte innovative e coraggiose per far fronte a una emergenza che dobbiamo ormai considerare una prospettiva stabile per il nostro futuro».

Quindi, «se prelevare acqua dal deviatore Marecchia pone problemi burocratici che ritardano le decisioni, prendiamola direttamente dallo scarico della condotta del depuratore sul fiume – rilancia -, con un semplice accordo con Hera».

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