Si fest, ultimo weekend per le mostre

In che misura la pandemia e il conseguente lockdown hanno costretto a modificare pensieri, emozioni, relazioni in ambito affettivo, sociale e lavorativo?

Il collettivo bolognese Covisioni, composto da Francesca De Dominicis, Cecilia Guerra Brugnoli, Jana Liskova, Francesco Rucci, Anita Scianò ed Erika Volpe, fotografi, fotografe e curatrici, si è formato come progetto di ricerca intorno a questo periodo storico che ha stravolto le nostre certezze, per capire se la fotografia contemporanea fosse in grado di analizzare e documentare il cambiamento in atto nelle relazioni umane.

Luogo all’insegna della contaminazione fra varie discipline, Si fest off, nato nel 2009 all’interno di Si fest per valorizzare e offrire una vetrina espositiva di primo piano a fotografi e artisti emergenti provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero, curato da Tomas Maggioli, ospita fino al 26 settembre a Palazzo Don Baronio (via Matteotti 30) la mostra che è frutto della collaborazione con Covisioni.

Guidata da Jana Liskova, è in programma oggi alle 15.30 una visita guidata alla mostra, nata da una call, sviluppatosi anche tramite una campagna di crowfounding sulla piattaforma italiana Selfself.

L’inedito progetto di ricerca, durato dodici mesi durante il lockdown, ha coinvolto quaranta fotografi provenienti da tutta Italia, chiamati allo scopo di analizzare, documentare e interpretare, il cambiamento delle relazioni umane legate alle conseguenze della pandemia. Un mosaico di immagini, tra frammenti anche molto diversi tra loro – per stile, sguardo, intenzioni narrative o documentarie – che ben raccontano la complessità della situazione, le possibili letture che possiamo darne, gli scenari futuri che potrebbero aprirsi davanti a noi nei prossimi mesi e anni. Lungi dall’essere arrivato a termine.

Nei lavori di Covisioni è possibile osservare alcune costanti, aspetti ricorrenti e a volte inattesi come la trasformazione dei luoghi di incontro, o come la pandemia in Italia si sia sviluppata nei cosiddetti “non luoghi”, o la riscoperta di se stessi e del proprio rapporto con la natura. L’attenzione, più che sulla cronaca, si concentra sulla trasformazione in atto nelle relazioni umane. Dalla necessità di rappresentare l’assenza nasce così la scelta di raccontare l’essenza, per arrivare a individuare una nuova realtà e nuove visioni condivise.

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