SAVIGNANO. I vari linguaggi della fotografia europea alla ricerca dell’identità di comunità e territorio al Si fest 2020 dal 18 settembre, con il progetto “Ide” finanziato dal programma Creative Europe, Unione Europea, 2018-2020.
Reconstruction of identities è il titolo dell’itinerario visivo nel patrimonio culturale nell’Europa di oggi, che è allestito al Consorzio di bonifica (corso Garibaldi 45). In mostra i reportage realizzati nel 2019 in residenza a Savignano da Katerina Buil (Spagna, “Radiz.Azdôra”), Marine Gastineau (Francia, “Identity in-between”), Sanne De Wilde (Belgio, “rubICONe”), insieme a “Home ia were your heart is” di Martin Thaulow (Danimarca) e a “Untold” e “Sword of Damocles” di Filippo Venturi.
Katerina Buil nel 2017 ha vinto il Beca Visionados Bfoto con un lavoro sul ruolo delle donne nel mondo rurale.
Buil, cosa le ha suggerito, andando alla ricerca di vecchie e nuove identità, il confronto tra le parole “radiz” che in aragonese significa radice e “azdora” nel dialetto romagnolo?
‹‹Per me è stato meraviglioso scoprire i grandi parallelismi tra le donne del mondo rurale italiano, in questo caso la Romagna e le sue donne, e del mondo rurale aragonese. Credo che attualmente ci sia molto da imparare da questo tipo di identità, così legato a ciò che è essenziale, e che sfortunatamente, sia qui che là, si stanno perdendo. Credo che le “azdoras” e le loro radici, che sono anche le nostre, siano il miglior specchio da trovare e l’identità legata alla nostra vera esistenza, e purtroppo, per molti anni, il grande ruolo che hanno avuto nelle nostre società non è stato apprezzato››.
Sanne De Wild (vincitrice nel 2019 di un World Press Photo per “Land of Ibeji”), perché e in che modo ha scelto di fotografare personaggi e oggetti iconici della comunità locale?
‹‹Da un punto di vista concettuale, volevo creare un ulteriore “livello” nel ritratto che permettesse alla persona di essere letteralmente in contatto e diventare tutt’uno con gli elementi che la circondano. Per fondersi con un oggetto speciale che sia significativo per loro o con un elemento dell’ambiente (il fiume, il campo di calcio…). Da un punto di vista tecnico, ho utilizzato una funzione chiamata “doppia esposizione”, un’impostazione nella mia fotocamera Nikon che consente di unire due immagini sul posto››.
Marine Gastineau, lei nel corso della sua residenza a Savignano ha riflettuto sulla vita dell’immigrazione senegalese in città, scegliendo una metafora visiva che gioca attorno a luci e ombre.
‹‹Volevo raccontare la loro storia in un modo diverso. Non concentrandosi sul lato triste o negativo dell’immigrazione, ma sulla loro forza, bellezza e speranza. Luce e ombra simboleggiano i loro strati inconsci che sono rinchiusi tra il Senegal e l’Italia e per esprimere la stessa dualità nella loro vita››.
Le immagini scattate da Martin Thaulow in Danimarca, Bulgaria e Grecia vogliono porre in discussione la nostra comprensione e la mutata percezione della realtà a partire dal termine stesso “casa”. Dal 2014 ha ritratto e documentato la vita dei rifugiati attraverso numerosi viaggi in vari Paesi.
‹‹Mettendo in discussione il termine casa e affiancando visivamente le realtà parallele – dice – voglio sensibilizzare le persone e creare una riflessione su ciò che abbiamo e su ciò che gli altri hanno perso. Di cosa abbiamo paura, chi sono questi nuovi arrivati, qual è l’etica e cosa possiamo accettare nella nostra ricerca? Cos’è l’umanità e cosa è necessario? Qual è l’identità e la cultura di oggi in un mondo in continua evoluzione?››.
Apertura 26-27 settembre e 3-4 ottobre ore 10-19. Ingresso gratuito senza prenotazione

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