Si Fest di Savignano, Alex Majoli è il nuovo direttore

A partire da un titolo – Asinelli solitari – ispirato ai 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, la 31ª edizione del Si fest, in programma dal 9 al 25 settembre prossimi, cercherà di restituire la condizione del nostro tempo, un nuovo «Sessantotto digitale» traboccante di immagini. In pieno Sessantotto, infatti, il poeta e regista friulano inaugurò sul Tempo la rubrica giornalistica “Il caos”, raccontando contestazioni giovanili, trasformazioni culturali, conflitti, ma anche angoli di mondo refrattari al caos, punteggiati di «asinelli solitari dalle lunghe teste piene di quella loro saggezza ostica e poco affabile».

31ª edizione, si cambia

Come hanno sottolineato gli organizzatori ieri alla presentazione, tenutasi alla Scuola Dante Alighieri di Savignano, incalzati dalle domande della moderatrice, la giornalista Vera Bessone, caposervizio del settore Cultura e Spettacoli del Corriere Romagna, è un festival che cambia volto, con la direzione artistica affidata a un grande fotografo e fotoreporter come Alex Majoli: e la prima importante novità è il coinvolgimento degli studenti savignanesi, ieri rappresentati dalla classe 2B dell’Istituto comprensivo Giulio Cesare, sotto la guida della docente Marialuisa Cortesi e della dirigente Catia Valzania, allievi del corso di fotografia tenuto da Mario Beltrambini, vicepresidente dell’Associazione Cultura e Immagine, da sempre promotrice dell’importante rassegna.

Città della fotografia

Savignano ha saputo meritarsi in questi trent’anni il rango di «città della fotografia», costruendo una tradizione lunga e consolidata, credendo sempre nel festival, longevo seppur piccolo («e con un budget ridotto» sottolinea Majoli). Ora cambia traiettoria e modalità, affidando la direzione a un fotografo affermato a livello internazionale come Alex Majoli che ha girato molti Paesi e visto con i suoi occhi tante guerre e situazioni difficili, e che porterà a Savignano i suoi occhi, lenti attraverso cui leggere il mondo che ci circonda.

Da Ravenna alla Magnum di Capa

La carriera del fotografo ravennate con base a New York (1971), che (anche se non ama ricordarlo) è stato presidente dal 2012 al 2014 della prestigiosa Agenzia Magnum, a cui appartennero nomi come Capa e Cartier Bresson, e ha conseguito riconoscimenti come l’Infinity Award per il fotogiornalismo e il Guggenheim Fellowship, prese le mosse anche dalla vittoria nella prima edizione del Premio Marco Pesaresi, il concorso con cui il Si fest aiuta i giovani fotografi a realizzare reportage di particolare valore. In quella circostanza fu premiato Hotel Marinum, progetto – «mai terminato» ammette – in cui Majoli esplorava le città portuali di diverse parti del mondo.

Anche nella prossima edizione il Premio Pesaresi e il Premio Portfolio, con le sue letture in piazza, saranno centrali in questo nuovo festival, richiamando a Savignano fotografi da tutta Italia.

Ma non è ai fotografi che si rivolge Majoli, bensì ai ragazzi, veri destinatari del suo innovativo progetto: «Io sono un fotografo – ripete infatti – non un direttore artistico». Anticipando che questa sarà probabilmente l’unica e ultima sua direzione.

Educare al mondo

Attorno a questo laboratorio in costante fermento troveranno come sempre spazio esposizioni indipendenti, stand, eventi di vario genere e appuntamenti per i più piccoli (Si fest kids).

Una scelta, questa dell’estro di Majoli, ha sottolineato il sindaco Filippo Giovannini, che rappresenta una garanzia per un approccio diverso e molto di rottura. Si va, ha aggiunto Mario Beltrambini, verso la ricerca di un rapporto che guidi alla comprensione dell’immagine come strumento di educazione al mondo, che da laboratorio si rende progetto concreto.

Isa Perazzini, madre del compianto fotografo riminese Marco Pesaresi e presidente di Savignano Immagini, ha ricordato come la prossima edizione sarà anche la prima che avrà a disposizione tutte le foto di Pesaresi donate a Savignano e provenienti dal suo ingente archivio privato: «Il Premio a lui dedicato fu vinto nella prima edizione da Majoli ed è quindi per lui un ritorno significativo. È bello far approcciare i ragazzi alla fotografia, come già avvenuto nel nome di Marco con il progetto attuato all’Istituto Einaudi di Viserba».

Coraggio e sperimentazione

Il programma delle giornate verrà svelato successivamente (quel che trapela è che sarà un festival laboratoriale, con poche mostre ma molto lavoro sul campo e, appunto, nelle scuole), ma l’incontro del neodirettore artistico con i giovani e attentissimi interlocutori si è rivelato ricco di spunti e riflessioni intorno al mondo della fotografia.

Come un grande fotografo applica la sua ispirazione a un festival? gli ha chiesto Vera Bessone. «Ho delle idee ma non strettamente legate a un festival. Si può fare una cosa diversa, anche sperimentale, con coraggio, e potrebbe davvero risultare interessante. Questa volta saranno i fotografi a venire a vedere cosa guarderanno i ragazzi. Vogliamo realizzare un vero dialogo sull’immagine, far capire loro perché le immagini digitali entrano sui loro telefonini, consentire di avere un’educazione all’immagine, fornire gli strumenti per capire»

«Ispiratevi a Giotto»

Un dialogo proseguito con le varie e stimolanti domande poste dai giovani interlocutori: qual è stata la foto più strana, quale la migliore, perché predilige fotografare i visi? A questa domanda Majoli ha risposto con una indicazione molto precisa di natura artistica: andare a Padova ad ammirare la Cappella degli Scrovegni dipinta da Giotto, dove i visi dei santi sono uno diverso dall’altro: «lì è nata la drammaturgia dei volti umani».

A questo punto, non resta che darsi appuntamento a Savignano a settembre.

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