RAVENNA – Aveva anticipato a voce la decisione di rassegnare le dimissioni, e con una mail datata 30 agosto ha rinunciato all’incarico direttivo a Ravenna Entrate. Così Pio Serritelli, amministratore unico dell’Ente controllato da Ravenna Holding, che per il Comune si occupa della riscossione e gestione delle entrate tributarie e delle sanzioni amministrative, ha ufficializzato la propria decisione di «rimettere all’assemblea dei soci ogni valutazione di opportunità concernente il possibile avvicendamento del sottoscritto». Una scelta che nel documento (protocollato lo scorso 3 settembre) non si dilunga nelle spiegazioni, parlando di «vari accadimenti intervenuti nelle settimane correnti». Nella missiva, Serritelli ribadisce anche «la massima disponibilità a convenire tempi e modalità rispondenti alle necessità della Società».

La decisione di rassegnare le dimissioni coincide temporalmente con la notifica dei primi avvisi di garanzia nei confronti di alcuni albergatori fra i 52 indagati per peculato in merito ai ritardi nel versamento della tassa di soggiorno. Imposta – vale la pena ricordarlo – istituita dal Comune nel 2013, la cui riscossione e rendicontazione è affidata appunto a Ravenna Entrate. Cinque le richieste di rinvio a giudizio finora depositate dalla Procura. Eppure, a distanza di oltre un mese e mezzo dalla lettera del dirigente, Serritelli risulta ancora amministratore unico dimissionario. Su queste circostanze torna a infuocarsi il dibattito politico. Tra le fila dell’opposizione, la prima a criticare la gestione dell’Ente è stata la lista civica La Pigna, che nel 2018 ha chiesto chiarimenti sullo stato della riscossione dell’imposta di soggiorno, a colpi di accessi agli atti, interrogazioni in consiglio comunale ed esposti. L’ultimo atto è previsto per oggi, con un’ulteriore interrogazione in merito al tempo intercorso dalla lettera di dimissioni alla nomina del successore di Serritelli.

Ma la nomina del nuovo amministratore unico di Ravenna Entrate non è il solo fronte sul quale la lista civica intende dare battaglia. Il capogruppo Veronica Verlicchi accusa l’Ente di nuovi ritardi nella riscossione della tassa di soggiorno. Per questo ritiene che la gestione dell’incasso dei tributi e dei servizi comunali debba «tornare al più presto in mano al Comune di Ravenna».
Chiedendo chiarimenti in merito alla riscossione degli importi dalle strutture ricettive, la capogruppo ha appreso dal direttore di Ravenna Entrate, Paolo Fenati, «le liquidazioni per gli anni 2018 e 2019 sono tuttora in corso, in fase di elaborazione e bonifica definitiva». E che sarebbe oltretutto in corso anche «la riconciliazione dei pagamenti e relative bonifiche».

Per la rappresentante della lista civica tali dati dovrebbero già essere nella disponibilità dell’Ente, «essendo relativi ad anni passati». Insomma, tuona Verlicchi, «come può Ravenna Entrate, alla fine del 2020, non sapere chi ha pagato e chi no l’imposta di soggiorno nel 2018 e nel 2019?». E continua: «È proprio a causa di questi ritardi nelle verifiche, che evidentemente continuano tuttora, che Ravenna Entrate non ha accertato il riversamento ogni trimestre dell’imposta di soggiorno dal 2013 al 2018, da parte di alcune strutture che avevano però presentato la dichiarazione trimestrale». Ulteriore stoccata, «la società di riscossione non sa quanti e quali strutture ricettive non hanno mai presentato la dichiarazione (…) e di conseguenza non hanno mai riversato al nostro Comune quanto gli spettava». In definitiva, una gestione ritenuta fallimentare dalla lista civica, che propone «l’internalizzazione dei servizi tributi e degli incassi dei servizi comunali».

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