Si chiude in riva all’Adriatico la storia iniziata a Livorno nel 21

Il 31 gennaio 1991 si aprì, alla allora Fiera di Rimini, l’ultimo congresso del Partito Comunista Italiano, il ventesimo. Il segretario era Achille Occhetto, in carica dal 1988, che già dal 1989, alla Bolognina, aveva lanciato il progetto di cambiamento del partito. Al termine del congresso, il 3 febbraio, fu approvato lo scioglimento del Pci e la nascita del Partito Democratico della Sinistra: tra i dirigenti di allora che approvarono questa linea ci furono Walter Veltroni, Massimo D’Alema, futuri segretari nazionali, e Giorgio Napolitano, in seguito Presidente della Repubblica. Il Corriere Romagna pubblica una serie di articoli e interventi che ricordano quell’evento storico raccontato dai dirigenti nazionali ma anche da quelli locali e dai semplici militanti che vi presero parte.

Il 31 gennaio 1991 si apre nella Fiera di Rimini il XX e ultimo congresso nazionale del Pci. A maggioranza, il 3 febbraio, i 1.569 delegati decidono la nascita del Partito democratico della sinistra. La falce e il martello fanno posto a una quercia. Si chiude in riva all’Adriatico una storia iniziata a Livorno, in riva al Tirreno, il 21 gennaio 1921.

Io fui testimone del superamento del partitone.

Ma cominciamo dalla fine. Via delle Botteghe Oscure 4 Roma, metà febbraio 1991: entrano nella sede del fu Pci da poco Pds Sergio Gambini e Daniele Imola, rispettivamente segretario e responsabile organizzativo della Federazione di Rimini. Hanno un quadro di Federico Moroni e una tovaglia della stamperia Marchi, omaggio per Achille Occhetto e la moglie Aureliana Alberici. Il regalo va oltre il gesto di gentilezza, riassume la drammaticità di quel congresso pesante sul piano storico e politico, caotico nello svolgimento, ma anche leggero e brillante.

15 mesi prima

Lasciamo Gambini e Imola a Botteghe Oscure e con un flashback di 15 mesi andiamo alla svolta della Bolognina con la quale Occhetto, il 12 novembre 1989, sulle macerie del muro di Berlino, iniziò il processo che avrebbe portato allo scioglimento del Pci attraverso il passaggio intermedio del XIX congresso (7-11 marzo 1990, Bologna).

Occhetto non viene eletto

E ora torniamo a Rimini, trent’anni fa. Contemporaneamente alla nascita del Pds un corteo di oppositori della linea della maggioranza si recò nello studio del notaio Sante Fabbrani Bernardi dove Cossutta e Garavini firmarono l’atto che sancì la nascita di Rifondazione Comunista. Scissione annunciata, peraltro. Per niente annunciata, invece, fu la votazione che nella notte tra il 4 e il 5 febbraio non elesse Occhetto segretario del neonato Pds.

All’epoca avevo 36 anni, facevo il giornalista a l’Unità ed ero nella squadra dei “resocontisti” del Comitato centrale e dei congressi. I resocontisti ascoltavano tutti gli interventi e ne facevano una sintesi per l’Unità e gli altri giornalisti. Dovevamo essere affidabili e precisi.

La festa al Rio Grande

In realtà a Rimini feci pochi resoconti e venni impiegato nella cronaca congressuale. Ma, soprattutto, mi occupai di “logistica extracongressuale”, viste le mie origini riminesi. «Senti, ma un buon ristorante?», e mi caricai in macchina il direttore Renzo Foa, il condirettore Piero Sansonetti e il capo redattore Pietro Spataro e li portai a Santarcangelo da Zaghini. Una sera recuperai un appiedato Valentino Parlato del Manifesto e lo accompagnai a cena alla Taverna degli Artisti.

Ma l’incarico degli incarichi fu quello di cercare la “location” adatta per un evento che si inventarono su due piedi Spataro e il capo della politica Luciano Fontana (sì, proprio lui, l’attuale direttore del Corriere della Sera): la festa d’addio del giornalista comunista. Optai per il Rio Grande di Igea Marina. La festa iniziò in sordina ma verso le 23 il Rio Grande si riempì.

Dell’evento restano tracce negli archivi di tutti i giornali. Filippo Ceccarelli, allora alla Stampa, annotò: «Finisce il Pci, finisce il comunismo e quindi anche la figura del giornale e del giornalista comunista». Su Repubblica Pietro Visconti ricostruì: «Organizzatore tecnico un indigeno, Onide Donati. […] Tra gli invitati Gino Paoli, la redazione di Cuore, tutti gli ex direttori del quotidiano del Pci».

Ricordo l’epilogo in musica con La locomotiva di Guccini cantata da Sansonetti accompagnato da Spataro alla chitarra; ricordo Piero Ottone osservare compunto la festa; ricordo uno scatenato Claudio Petruccioli in pista con non so chi, ignaro del disastro che da lì a una notte avrebbe scosso il congresso.

Il quorum mancato

Petruccioli e Piero Fassino guidavano la macchina congressuale. Lo statuto del Pds aveva previsto uno sterminato Consiglio nazionale con 547 persone e un meccanismo di elezione del segretario con l’asticella del quorum fissata sulla maggioranza degli aventi diritto al voto. Nel pomeriggio di domenica 3 febbraio si presentarono in fiera tanti delegati (parecchi dei quali sarebbero anche stati eletti nel Consiglio nazionale) con le valigie, segno che avevano fretta di partire entro la sera. La distesa di trolley e il quorum alto dovevano allarmare Petruccioli e Fassino ma così non fu. La sottovalutazione portò all’impallinatura, per 10 voti, di Occhetto che se ne andò furioso da Rimini: «Cercatevene un altro di segretario». Le assenze e, si sospetta, una perfida regìa dei “miglioristi” (oggi si direbbe “riformisti”), provocò un patatrac. Le divergenze tra il “centro” di D’Alema e Veltroni e la destra di Napolitano erano soprattutto sulla guerra in corso in Iraq: molto cauti i primi, filo americano il secondo.

Finalmente l’elezione

I lavori vennero prolungati fino alla tarda mattinata del 4 febbraio e Daniele Imola dovette dannarsi per trovare un’altra sala nei padiglioni della vecchia fiera perché, sull’altro lato della strada, gli allestitori erano al lavoro per il salone dell’alimentazione alberghiera.

Solo l’8 febbraio Occhetto, sbollita la rabbia, venne eletto segretario dal Consiglio nazionale convocato in un’altra fiera, quella di Roma.

Il regalo

E torniamo a Gambini e Imola che quel 4 febbraio avrebbero dovuto consegnare quadro e tovaglia ma, viste le circostanze, desistettero. Ora nulla più impediva loro di porgere l’omaggio. Occhetto li ricevette e nell’anticamera Imola lo sentì riferire alla sua segretaria queste parole (qui un po’ edulcorate): «Di’ ai compagni di Rimini di aspettare qualche minuto, devo fare gli scongiuri…».

Ho rimesso insieme i ricordi spremendo la mia memoria con l’aiuto di Tonino Bernabè, che sul XX congresso ha fatto la sua tesi di laurea (relatrice Anna Tonelli) e Paolo Zaghini, “custode” della storia del Pci di Rimini. Ho anche attinto al libro di Luca Telese “Qualcuno era comunista”.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui