Sfuso e “km zero” la scelta degli italiani sui negozi di prossimità

Il futuro del commercio è dei mercati contadini e del chilometro zero. Tutto sta a capire come le pubbliche amministrazioni possono aiutare i coltivatori a creare quelle reti di distribuzione tali che possano renderli sempre più vicini ai consumatori. Per più di 7 italiani su 10 (il 73%), il farmer’s market è il luogo dove vorrebbero tornare a fare acquisti, spinti anche dalla volontà di recuperare o mantenere il rapporto di fiducia tra consumatore e azienda agricola. A dirlo è un rapporto Coldiretti/Censis. L’Italia, comunque, non è messa poi così tanto male: è il Paese della Ue con la più estesa rete organizzata di mercati contadini, con 12.000 agricoltori coinvolti in circa 1.200 farmer’s market di Campagna Amica.

Un sistema organizzato che non ha solo un valore economico ma che ha svolto anche un’importante funzione sociale durante l’emergenza sanitaria spingendo la riscoperta della vita di comunità, sostenendo la libertà di scelta e la consapevolezza dei consumatori nella scelta dei prodotti, promuovendo l’educazione alimentare, diffondendo la conoscenza dei territori. La spesa sta cambiando. Più di 6 italiani su 10 (il 64%) spostano una parte dei propri acquisti dal web ai negozi tradizionali, con una tendenza a recuperare il contatto diretto con i prodotti. Lo studio Coldiretti/Censis ha evidenziato il primo storico calo dal 2016 delle vendite on line, in diminuzione del 3,7%, mentre recuperano terreno imprese operanti su piccole superfici (+5,8%).

Ma qual è la differenza tra i vari negozi “sostenibili”? Quelli di frutta e verdura possono proporre il cosiddetto “chilometro zero”, dunque i prodotti che vengono realizzati a poca distanza dal luogo di produzione o il biologico, cioè frutta e verdura coltivate senza uso di sostanze chimiche. Poi ci sono quelli “dello sfuso”: sono piccole botteghe che permettono di acquistare prodotti portando direttamente da casa i flaconi (hanno una clientela soprattutto per i detersivi). Gettonatissimi i negozi del riuso o quelli dei prodotti di seconda mano. E sempre più catene della media o grande distribuzione puntano sui prodotti green: se ne trovano sempre di più e, tra gli scaffali, ci sono prodotti biologici, sfusi e, con accordi con i coltivatori, quelli a km0. In riferimento al mondo dei mercati, invece, quelli di “Campagna Amica”, sono una garanzia della filiera corta: chi vende è anche chi produce. Una buona regola, quando si gira per la spesa, è avere qualche dubbio quando ci si trova davanti ad attività che dicono di avere prodotti dell’orto dietro casa ma che vendono frutta e verdura fuori stagione o non pienamente del territorio.

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