Sfruttati dai caporali a Bagnara, permesso speciale ai migranti

La Questura di Ravenna ha rilasciato il permesso speciale “per grave sfruttamento lavorativo” a due lavoratori migranti richiedenti asilo ridotti in schiavitù. La vicenda riguarda l’indagine condotta dalla Squadra mobile e dalla Procura di Forlì che lo scorso aprile aveva portato all’arresto dei “caporali”, quattro cittadini pachistani accusato di aver reclutato e fatto lavorare nei campi connazionali e afgani per pochi spiccioli, costringendoli a vivere in condizioni di estremo degrado, dormendo in casolari senza acqua calda, su materassi sporchi e mangiando cibo scarso e cucinato giorni prima. Impiegati nella raccolta di frutta e verdura o nella potatura di piante, gli era stata prospettata una paga di appena 5 euro all’ora (contro i 9,60 euro previsti), ma in realtà poi tramutata in una somma di 250 euro mensili dalla quale erano trattenute 200 per vitto e alloggio. Così in un mese nelle tasche dei lavoratori finivano appena 50 euro per 80 ore di lavoro a settimana. Un esito che ha soddisfatto la Cgil Emilia Romagna che in una nota esprime «soddisfazione per l’iniziativa messa in campo, che va sempre perseguita affinché i lavoratori deboli vengano sottratti dal giogo di nuovi sfruttatori e di reti criminali che violano i diritti e la dignità umana». I sindacati si sono anche costituiti parte civile anche nel processo. «Non smetteremo di denunciare queste situazioni e non smetteremo di rivendicare diritti e dignità per ogni essere umano sperando di poter sempre contare sulle istituzioni al fine di garantire il controllo del territorio e la partecipazione democratica».

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