Brasini: “Chiamiamola Università di Bologna e della Romagna”

 Maggior peso e rappresentatività ai presidenti di Campus, anche in Senato accademico; l’imminente rilancio del progetto Romagna Salute attraverso la firma di un protocollo d’Intesa tra Comune di Rimini, Regione Emilia-Romagna e Ausl Romagna; un’offerta formativa in continua evoluzione che si scontra con la carenza di spazi: da qui l’ipotesi di acquisizione dell’ex Corte degli Agostiniani, quella più immminente per la Palazzina Cup e quella di realizzare uno studentato a Viserba. Il presidente del campus di Rimini dell’Università di Bologna, Sergio Brasini, in scadenza del secondo mandato nel 2022, analizza in una intervista alla agenzia Dire il passaggio di testimone tra il rettorato di Francesco Ubertini e quello di Giovanni Molari che si concretizzerà a novembre, in coincidenza in città con la fine dell'”era Andrea Gnassi” e le elezioni amministrative.

Brasini affronta subito il nodo istituzionale: “C’è un problema legato agli assetti e dal nuovo rettorato- manda a dire- ci aspettiamo un potenziamento della figura e del ruolo dei presidenti di campus e dei campus in generale”. Ubertini, ricorda, ha mantenuto la prerogativa di essere a interim pro rettore della Romagna e “soprattutto nella seconda parte del suo mandato si è molto speso per i territori romagnoli”. Ma è stato sia un “vantaggio che uno svantaggio”. Lo slogan che si alza è quello di un “Ateneo pronto per chiamarsi Università di Bologna e della Romagna” e “per certi versi non avere avuto un interlocutore dedicato ha rallentato le comunicazioni”. Di certo, prosegue, le diversi sedi vanno a “velocità diverse”: su Forlì e Cesena le progettualità erano “più mature, andavano nella direzione di costruire non ex novo, ma valorizzare luoghi che danno più la dimensione del campus nel senso americano”

Per Rimini e Ravenna il piano di sviluppo con la valorizzazione e il recupero di edifici a volte già in centro ha richiesto “tempi più lunghi”. In città, oltre il nuovo Tecnopolo, è stato inaugurato il plesso Alberti, “con spazi didattici di qualità”, ma “già quasi insufficienti, ci ha un po’ salvato la pandemia” e “oltre a quello siamo nella fase di progettazione”. Dunque con Ubertini un “percorso positivo”, con il “piccolo problema legato alla riforma dello Statuto, non così innovativa e ambiziosa come pensava”. Il ruolo del Campus è “rimasto al palo” quando servono quattro presidenti con “deleghe più operative e riconoscibilità con gli interlocutori locali”. Insomma è stato poco usato il Consiglio di coordinamento di Campus, che tiene insieme presidenti, dirigenti, rettore e rappresentante studenti, oltre agli Enti locali e a quelli di servizio. L’auspicio di Brasini è che quindi si faccia da subito sentire il nuovo rettore, che “è di origine romagnola e sicuramente ha piena consapevolezza del nostro ruolo e dei Campus per lo sviluppo dell’ateneo. Sa che ci sono margini di sviluppo e potenzialità di crescita più forti in Romagna rispetto a Bologna”. Per cui “sarà sensibile a darci una mano nella direzione di acquisire maggiore peso nei luoghi decisionali”, andando a una nuova rivisitazione dello Statuto o a una deroga dal ministero sulle dimensioni del Senato accademico. Sul fronte edilizia, Rimini, ammette Brasini, è “un pochino più indietro” e si sobbarca oltre 800.000 euro di affitti. Una “grande opportunità” arriva ora dai bandi del ministero di ottobre. Tra le linee di finanziamento, spiega Brasini, la manutenzione e ripristino di immobili con valore storico con l’ipotesi di acquisizione dell’ex convento degli Agostiniani dal Comune come “nuova sede”, ma è una “prospettiva dei prossimi anni”.

Invece è “più immediata”, pronta nel 2024, l’acquisizione dal Comune della Palazzina Cup, nuova sede per il Dipartimento Scienze per la qualità e forse anche della biblioteca centralizzata. Si parteciperà anche al quinto bando per gli studentati con l’ipotesi di rinunciare a Palazzo Lettimi e realizzarne uno a Viserba dove dovrebbero essere costruiti impianti sportivi in modo da realizzare un polo dedicato, importante anche per Scienze motorie. Si tratta, precisa, di “tanti tasselli di un percorso”, di cui fa parte anche la colonia Novarese. Brasini annuncia infatti l’arrivo di un protocollo d’intesa Comune-Ateneo-Regione-Ausl Romagna per “una progettualità ambiziosa, che riguarda anche il riassetto del progetto Romagna salute in una prospettiva più ampia, di come cambierà la medicina sul territorio, puntando su prevenzione, qualità della vita e salute”. Un progetto per la prossima Amministrazioe con la Novarese “contenitore per ospitare una serie di attività accademiche, dipartimenti di area medica, master e corsi specializzazione”.

Forte di 4.800-4.900 studenti, 1.600-1.700 matricole e la presenza straniera al 14%, il Campus di Rimini sviluppa continuamente la sua offerta. Da settembre i corsi saranno 19, con la nuova magistrale in Nutrizione umana, salute e benessere, mentre per il 2022-23 ecco Economia dell’impresa, triennale in inglese, e la magistrale in One health, “chiave di lettura per il tempo che viviamo, con un approccio integrato alla salute umana e animale. Si lavora anche alla riorganizzazione, per creare Unità organizzative di sede, per formalizzare la presenza di dipartimento in una sede diversa, con 10 docenti, presenza nel consiglio di campus e attività di ricerca più agevole.

Percorso completato per Chimica e in arrivo per Farmacie e biotecnologie, ora si lavora ad Arti, con l’idea di una cattedra Fellini, e al riassetto di Scienze della qualità della vita, più area scientifica per intercettare i docenti di Scienze motorie. E di questo processo potrebbe beneficiare anche il centro interdipartimentale sul turismo, implementando anche la collaborazione con Beni culturali a Ravenna. In effetti, mette in luce Brasini, “si lavora in maniera sinergica tra i quattro campus”, per mettere a sistema punti di forza ed eccellenze. Tra le progettazioni comuni: i corsi di studio intersede Forlì e Cesena su informatica e management; un’idea simile tra Cesena e Rimini sull’alimentazione; i percorsi di formazione con docenti da vari campus; il master del Centro studi avanzato sul turismo tra Ravenna e Rimini. Da ultimo Brasini loda il rapporto di collaborazione con Unirimini e con l’agenzia Piano Strategico. Così come quello con Palazzo Garampi: è “chiaro che per un Comune non è semplice investire sull’Università”, è una “politica di piccoli passi, ma collaborazione e dialogo sono necessari”. Di certo venendo meno la Fondazione Cassa di risparmio c’è stato “un piccolo tsunami e poi la pamdemia ha rallentano certe operazioni”, ma aiutando per esempio sugli spazi e sulla svolta tecnologica, ma anche come “momento per riflettere”. Ora i tavoli programmatici sono in corso, conclude, e con i colleghi romagnoli si punta sul progetto Romagna next finanziato dall’Anci per “declinare la pianificazione strategica su area vasta”.

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