Sergei Polunin con “Metànoia” al Ravenna Festival

Dopo l’anno di sospensione pandemico, può finalmente debuttare l’attesa produzione di Ravenna festivalMetànoia che inaugura la Trilogia d’autunno. Stasera alle 21 (con repliche fino a domenica 5 settembre), va in scena al teatro Alighieri la prima assoluta della creazione dantesca celebrativa in danza, affidata al trentenne Sergei Polunin, l’étoile considerata più talentuosa e ribelle degli ultimi anni. È un binomio mediatico talento e ribellione, che non scava forse nella personalità umana del ballerino, ma che aiuta la star a entrare nella leggenda. Polunin lo fa con ardire, desta interesse questo suo affiancarsi a Dante Alighieri e alla Commedia, per rivivere insieme al poeta lo stesso lungo viaggio nei meandri di sé, e uscirne più illuminato attraverso il linguaggio che sa meglio esaltare. Per ribadire con la danza «poca favilla gran fiamma seconda» (da una piccola scintilla può scoppiare una fiamma, Paradiso I, 34).

Sergei Polunin

Il titolo Metànoia equivale a un mutamento radicale del pensiero sulle cose, ma pure a conversione, o secondo Jung a guarigione dell’anima.

Sommità e abisso, Apollo e Dioniso si scontrano, riappacificano, intrecciano nelle “cantiche” di Metànoia, come nella vita di Sergei Polunin nato in Ucraina il 20 novembre 1989. A 22 anni, al vertice della carriera, lasciò il Royal Ballet di Londra per continuare a danzare sciolto da vincoli. Disse: «Non riuscivo a trovare un equilibrio, lavoravo con persone fantastiche, ma pagavo il prezzo di non poter decidere… L’artista in me stava morendo».

Polunin ha continuato a danzare da apolide (ma ha passaporti ucraino, serbo e russo). È diventato una star dei social nel 2014 grazie a un video spettacolare sulle note di “Take me to church” di Hozier. Ha fatto parlare di sé per la moltitudine di tatuaggi sul corpo, destando scalpore per quello con il volto di Putin. «Ho sempre pensato alle persone tatuate come individui liberi e creativi, che sfidano i divieti, mi sono fatto tatuaggi anche perché quasi nessuno ne ha nel mondo della danza»; oggi però ha cominciato a rimuoverli, in fase di metamorfosi. Nel 2016 ha espresso i suoi tormenti nel docufilm “Dancer” di Steven Cantor. Ora è al lavoro “Dancer II” per la regia dell’olandese Anton Corbijn autore di film musicali. È già online un video spot del film con Polunin sulle note di “In your room” dei Depeche Mode.

In questo pulsante bailamme pop, l’artista ha pure trovato l’amore di Elena Ilinykh, ex pattinatrice su ghiaccio della squadra olimpica, oggi manager del suo gruppo artistico, con cui ha dato alla luce il piccolo Mir; un nome che significa “pace” e lo spinge ad avvicinarsi al suo “paradiso”.

Inferno, Purgatorio, Paradiso

Per l’attesa coreografia danzata in solo da Polunin con musica dal vivo e molti effetti visivi, il protagonista ha chiamato due colleghi coreografi dando vita a un trittico creativo sperimentale. Al giovane inglese Ross Freddie Ray ha affidato “L’Inferno”: «Mostro l’emozione, la passione e la paura che caratterizzano questo poema epico – dice Ray –, unisco passi di danza classica a movimenti neoclassici e recitativi». Le musiche sono di Miroslav Bako, per la video mapping Yan Yanko, Vincenzo Spirito dà voce a Dante. Il “Paradiso” è del ceco Jiri Bubenicek (già Hamburg Ballet) coadiuvato nel set designer dal gemello Otto Bubenicek. «Il solo è pensato per Sergei – dice Jiri –, daremo una nostra interpretazione del viaggio verso il paradiso. Qui la voce di Beatrice è la musica stessa che lo guida verso il divino. Tempo e spazio non hanno più valore, l’anima è finalmente libera». Le musiche sono di Kirill Richter. Polunin ha scelto di coreografare se stesso nel “Purgatorio”, ispirato dai versi dell’Angelo dell’umiltà del Canto XII «o gente umana, per volar sù nata, perché a poco vento così cadi?» (o uomini, nati per volare in alto, perché cadete in basso per qualunque alito di vento?). Le musiche sono del compositore Gregory Revert, la sezione visuale è di un team diretto da Marcella Grimaux, la voce di Beatrice è di Andjela Ninkovic; al pianoforte dal vivo suonano Kemal Gekic e Kirill Richter. «Sono all’inizio del mio lavoro coreografico – ha dichiarato Polunin al critico Elisa Vaccarino – mi sono sentito più sicuro con il Purgatorio; il mio percorso “risuona” con quello di Dante, attraversa i gironi con la guida di Beatrice».

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