Sembrano le Fiandre, ma siamo in Romagna: sotto con i “muri” da scalare

Un angolo di Fiandre in Romagna. Nell’entroterra faentino, sono concentrati una serie di muri che, pavé a parte, poco hanno da invidiare ai celebri Paterberg, Kapelmuur o Koppenberg delle classiche del Nord. Come per i famosi “berg”, le lunghezze sono contenute, ma le pendenze micidiali, quasi sempre in doppia cifra con punte fino al 20-22%, ragion per cui, per affrontarli tutti senza restare impiccati, è consigliabile suddividerli in due blocchi, all’interno di altrettanti itinerari, entrambi con partenza e arrivo a Faenza. Il primo prevede le dure rampe del Monte Beccugiano, la terribile via Valletta da Fognano, e l’impegnativa erta finale del Rio di Chiè, mentre nel secondo si scalano le ugualmente temibili Pietramora da Marzeno, via Croce e monte Brullo da Santa Lucia delle Spianate tanto poco conosciute quanto vertiginose. Lo sviluppo chilometrico, specie nel percorso n. 2, è relativamente modesto, ma l’impegno richiesto dalle salite è tale da rendere la distanza più che sufficiente. Gli scalatori più esigenti troveranno pane per i propri denti mentre per tutti gli altri è bene montare rapporti adeguati, con almeno un 28-29 nella moltiplica posteriore.

Itinerario 1

Faenza – Modigliana – Monte Beccugiano – Fognano – La Valletta – Zattaglia – Villa Vezzano – Rio di Chiè – Brisighella – Faenza. Distanza: 83,5 km

Salite

– valico di Monte Beccugiano (574 metri): lunghezza 3,5 km; pendenza media 7,8%, massima 17,5%; dislivello 260,4 metri

– valico La Valletta (404 metri): lunghezza 2,7 km; pendenza media 9,9%, massima 22%; dislivello 269 metri

– valico Rio di Chiè (164 metri): lunghezza 3 km; pendenza media 4,1%, massima 12%; dislivello 128 metri

Da Faenza verso Modigliana

Si parte da Faenza in direzione Modigliana, imboccando la Strada provinciale 16 e risalendo la valle del torrente Marzeno. Percorso subito ondulato, caratterizzato da una serie di sali e scendi, più accentuati dopo Marzeno (km 7,7), mentre il tratto finale, sino alle porte di Modigliana, è all’insù. Al km 12, sulla sinistra, si incrocia l’ex Caserma delle Balze che anticamente costituiva il confine fra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, mentre intorno al km 12,7 è possibile ammirare, in alto, su un poggio, la Torre Mozza di Ceparano, documentata già nel 970 d.C. e appartenuta ai Conti Guidi, signori di Modigliana. Poco dopo, la Strada provinciale 16 diventa 20 e al km 15,4 si passa davanti alla chiesa di S. Pietro Tossino, costruzione romanica risalente al sec. XIII: dell’originale struttura rimangono la parte absidale e il fianco meridionale, con portale ad arco. La facciata, invece, è ottocentesca. All’interno, di grande interesse sono gli affreschi della zona absidale, di scuola romagnola e bolognese (sec. XIII° e XIV°), e un bel crocifisso ligneo. Dopo questi 21 km, tutto sommato di riscaldamento, si entra a Modigliana; giunti alla rotonda, si lascia la Strada provinciale 20, che attraversa il centro della cittadina, e si prende a destra via Dante Alighieri, da cui si può ammirare, a destra, l’antico ponte San Donato o “della Signora”.

Rampe “spacca gambe”

Si procede per poco meno di un chilometro e si gira a destra in via Spazzoli che prima scende e poi risale, diventando via Marradese. Si ignora l’indicazione (a destra) per il monte Casale e si prosegue dritto nella valle del torrente Valle, scarsamente trafficata. Per 8 km si procede su percorso di fondovalle con facili saliscendi e pendenze tranquille, poi, in frazione Abeto, la strada improvvisamente si impenna con un muro di 800 m al 16%. Poco dopo la fine dell’erta, si tiene la destra, proseguendo lungo via Marradese (poi Strada provinciale Modiglianese), e si attacca la salita del Beccugiano, valico che unisce la valle del torrente di Valle con la valle del Lamone. La scalata, da questo versante, è breve (3,5 km) ma presenta rampe spacca gambe, con una punta massima oltre il 17%. Basti pensare che la pendenza media sfiora l’8% ed è addolcita dal segmento centrale in contropendenza. I primi 1.500, che si inerpicano sinuosi in mezzo a un boschetto, richiedono il massimo impegno, visto che si supera la doppia cifra e bisogna pure affrontare una rampa al 14% (km 0,6). Fortunatamente, a cavallo del 2° km, si può beneficiare di una tregua, con un tratto addirittura in leggera discesa. E’ consigliabile approfittarne per ricaricare le pile, perché il finale è da brividi: si esce allo scoperto e la strada, sempre tortuosa, si impenna, senza concedere più respiro sino al valico. In quest’ultimo segmento, infatti, non solo la pendenza non scende mai sotto l’11,5-12% ma ci sono ben 2 rasoiate al 16% (km 2,8) e 17,5% (km 3,2). Solo una volta raggiunta la cima (574 m) la fatica può dirsi finita.

Un po’ di pausa, poi 2,7 km davvero tosti

Nemmeno il tempo di rilassarsi, però, che bisogna subito mettere le mani sui freni per affrontare il primo, ripido, tratto all’ingiù. Superati i 700 metri iniziali, la pendenza si addolcisce e si plana senza problemi sulla strada regionale 302, poco oltre la frazione di Sant’Adriano (4,7 km dal valico). Inizia qui la parte più tranquilla dell’itinerario, con un vallonato di 13 km lungo la valle del Lamone, fino a Fognano. Si attraversano i piccoli centri abitati di San Cassiano, sovrastato dai ruderi del castello risalente al 1292, e Sant’Eufemia, quindi, alle porte di Fognano, in corrispondenza di un gruppetto di case (Ghiozzano) si abbandona la Marradese e si gira a sinistra per imboccare via Valletta (Strada provinciale 63), seguendo le indicazioni Zattaglia-Monte Rontana. Dopo 400 metri interlocutori, la strada punta all’insù in mezzo a viti e ulivi, incuneandosi in una piccola valle chiusa, da cui la relativa denominazione. Per raggiungere il valico, i  chilometri da percorrere sono solo 2,7 ma vertiginosi. L’inclinazione media, infatti, sfiora addirittura il 10% mentre la massima supera il 20% (km 1,2). Pochissimi e brevi i tratti per rifiatare, uno al km 0,7 l’altro al km 2,8, per il resto si viaggia costantemente in doppia cifra, con rampe fino al 18-20%, concentrate in lunghi rettilinei, solo di rado spezzati da qualche tornante. L’agognata vetta (404 metri) si trova in corrispondenza dell’incrocio con via Rontana (sulla destra) che si ignora, proseguendo in direzione Zattaglia, distante 3,2 km.

Un duro finale verso Brisighella

La discesa è piuttosto tecnica, con curve, controcurve e diversi tratti in forte pendenza. Una volta raggiunto il fondovalle del Sintria, si gira a destra, imboccando la Strada provinciale 78. Dopo un tratto in leggera discesa, si deve superare un dentino, quindi, si scende di nuovo, raggiungendo l’incrocio con la Strada provinciale 23. Qui si svolta a sinistra e si affrontano una serie di mangia e bevi che portano a Villa Vezzano (7,2 km da Zattaglia); attraversato il paese, si percorrono altri 1.200 m e si gira a destra in via Rio Chiè per attaccare l’ultima ascesa di giornata, che consente di passare dalla valle del Sintria a quella del Lamone. La scalata misura poco più di 3 km, di cui la maggior parte in leggera salita, eccetto gli ultimi 800 metri, quasi tutti in doppia cifra (10-12%). La pendenza media, quindi, risulta modesta (4,2%) ma non deve ingannare perché il finale è ostico e richiede il massimo impegno, anche alla luce delle fatiche sostenute in precedenza. Dalla cima (164 m), in 4 km si raggiunge Brisighella: i primi 1.500 m sono effettivamente in discesa, mentre il tratto centrale è in falsopiano e l’ultimo addirittura in contropendenza. Al termine, si svolta a sinistra, immettendosi nuovamente nella Strada provinciale 302, lasciata prima di Fognano, e in appena 11 km, finalmente scorrevoli, si fa ritorno a Faenza, chiudendo il cerchio.  

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