Selva Capuzza, cento anni di vini dalle vigne influenzate dal lago

Selva Capuzza una realtà storica del vino lo è per davvero. Quattro anni fa ha festeggiato cento anni di vendemmie affacciate sulle rive dello splendido Lago di Garda, ma il suo animo è giovane e fresco come quello di un ragazzino che ha voglia di esplorare il mondo. Un vignaiolo vero vive infatti la sua vita in un continuo equilibrio tra tradizione e curiosità. Se ha lavorato bene, sul passato avrà costruito fondamenta solide, mentre sul futuro avrà edificato la sua unicità. La famiglia Formentini con Selva Capuzza ha fatto proprio questo: unire due mondi che potrebbero sembrare tanto distanti e che invece sono separati da un piccolo grappolo d’uva. «L’azienda – raccontano – è l’unione di due storie legate al vino: quella della nostra famiglia, dedicata a questo mestiere dal 1917, e quella del marchio Hirundo, nato nel 1908. Quest’ultimo – spiegano – nacque per chiamare i vini prodotti sulla collina di San Martino della Battaglia, collegandoli con le migrazioni della rondine (l’elegante volatile da cui deriva il nome), che ancora oggi sorvola e nidifica su queste colline scandendo le stagioni». Durante il periodo della vendemmia risale da sud per tornare in primavera, quando i vini raggiungono la loro maturazione. Oggi Selva Capuzza il nome Hirundo lo utilizza per la sua linea di spumanti, i vini “di cielo”. Mentre gli altri prendono la denominazione “di terra”.

Territorio

Posizionata all’inizio dell’anfiteatro morenico affacciato a quattro chilometri dalla riva del lago di Garda, ad una altitudine di circa 120 metri sul livello del mare, l’azienda della famiglia Formentini si trova esposta ai venti in arrivo dalle Alpi. Il terreno è calcareo-argilloso, con una ricca presenza di sassi a mitigarne la compattezza, nelle fasce più profonde sono presenti strati di ghiaia e sabbia. «L’unicità di questo contesto ambientale – raccontano da Selva Capuzza – ci ha incoraggiato a dedicarci completamente alla ricerca della massima espressione qualitativa delle nostre uve autoctone e tradizionali: Turbiana, Tuchì, Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese per produrre le denominazioni che abbiamo la fortuna di poter produrre all’interno del podere, a testimoniare la sua importante vocazione: Lugana, San Martino della Battaglia e Garda Classico».

Nuova generazione

Lungo questo secolo e oltre di vita, di fatica, di successi e di promozione di un territorio, dentro le mura che circondano la cantina e tra i filari che corrono lungo i pendii ha “governato” sempre un discendente della famiglia Formentini. Oggi le redini sono in mano alla quarta generazione, rappresentata da Luca: vignaiolo personalmente impegnato nella cantina che fu dei suoi avi, ma anche appassionato musicista e presidente del Consorzio del Lugana.

La cantina, nella quale arrivano le uve raccolte nei trenta ettari vitati di proprietà, si trova precisamente in località Selva Capuzza (da qui il suo nome). Secondo la tradizione, “Capuzza” vorrebbe letteralmente dire “cappuccio”, a volerne quindi sottolineare la sua posizione elevata, a poche centinaia di metri dalla torre di San Martino della Battaglia.

In questo luogo magico, è l’influenza del lago a fare la differenza quando si parla di prodotti della terra, perché la naturale ventilazione che giunge dal bacino sfiora i grappoli, influendo in maniera unica sulla maturazione e soprattutto sui profumi. Scacciando l’umidità nociva, regala ai vini firmati dai Formentini una verticalità sorprendente.

Per la famiglia, tra l’altro, la sostenibilità ambientale è un valore non secondario, a tal punto che l’hanno messa alla base della conduzione agronomica di tutta la loro tenuta. Da qui si spiega anche la volontà, mai tradita, di impegnare le loro risorse nella produzione, vinificazione ed esaltazione delle varietà tipiche del territorio. Tra l’altro, se mentre prima una parte delle uve che arrivavano a Selva Capuzza veniva conferita da altri contadini, oggi l’azienda ha raggiunto la totale indipendenza.

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