RAVENNA. Il museo Classis di Ravenna riprende la sua attività e inaugura la mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto di Bisanzio a Ravenna” (dal 13 giugno al 20 settembre tutti i giorni dalle 10 alle 19).
«Un’occasione felice e coraggiosa», come l’ha definita l’assessora alla cultura del comune di Ravenna, Elsa Signorino. Che ha aggiunto: «Si tratta di una mostra che mette in valore in maniera inedita opere che appartengono alla collezione del museo e grazie alla quale la cultura si riconferma come elemento essenziale per la ripartenza».
Banchetto tardoantico
La mostra approfondisce il tema del banchetto tardoantico presentando alcuni oggetti da mensa in argento ritrovati a Cesena e nell’area archeologica dell’antico porto di Classe.
«Un’impresa piccola e circoscritta ma coraggiosa», l’ha definita Giuseppe Sassatelli, presidente della fondazione RavennAntica e curatore scientifico della mostra. «Gli oggetti esposti – ha sottolineato Sassatelli – hanno valore in sé come oggetti d’argento, ma anche per il loro significato all’interno del banchetto».
Il tema che si sviluppa, a partire dagli oggetti rinvenuti, approfondisce gli aspetti non solo pratici, ma anche sociali e politici del banchetto come rituale sociale, come cerimonia. In epoca tardoantica, inoltre, la ritualità della mensa subisce un netto cambiamento, con l’introduzione di un elemento di mobilio, anticipatore delle tavole rotonde delle epoche successive, che avvicina i commensali, pur mantenendo tra loro una distinzione gerarchica. Ecco allora che «il discorso sul banchetto – come ha spiegato Sassatelli – si colora delle sfumature storiche, politiche e sociali della società».
Elementi di prestigio
I grandi piatti in argento, che costituiscono la prima parte dell’esposizione, ad esempio, costituivano anche elementi di prestigio politico, in considerazione dell’abitudine dell’imperatore di farne dono ai governatori.
Un secondo gruppo di oggetti, noto con il nome di “tesoretto”, è costituito da una coppa e da sette cucchiai in argento, utensili da banchetto appartenenti ad una collezione che non era raro trovare nelle famiglie di alto rango. Le argenterie si conservavano per lungo tempo, e spesso erano composte da pezzi non omogenei, di epoca e provenienza diversa. Ne è la prova la presenza, all’interno di questa raccolta, di un cucchiaio che reca il monogramma di Teodorico, appartenuto quindi con ogni probabilità alla sua corte ma parte di una argenteria di due secoli successiva.
«Nell’immaginario collettivo – si legge nella presentazione – il tema del tesoro nascosto e ritrovato per caso è al centro di numerosi rinvenimenti archeologici. In antico, molti occultamenti venivano fatti intenzionalmente per proteggere beni preziosi a fronte di una minaccia imminente (guerre, lotte civili, epidemie). Il sotterramento, nelle intenzioni di chi lo ha fatto doveva essere provvisorio e con la speranza del recupero. In realtà, come nel caso degli oggetti in mostra, spesso si rivela definitivo perché per molte ragioni non è stato possibile recuperarli».

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